Un Mucchio di macerie

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Il Mucchio perde pezzi. Analogamente all’Italia tutta.

È sintomatico. La fine di un’epoca. Di una casta, l’ennesima.

Quella del giornalismo musicale, popolata da millantate teste di cazzo che credono di poter dominare il mondo cianciando, male, dell’arte altrui.

Credendosi detentori di un Verbo.

Ora ci regalano il triste spettacolo delle acrimonose ripicche, fino alle minacce.

L’unico Verbo che mi sento di dir loro ha a che fare col defecare.

Non è carino, ma è sincero.

Lys

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THE GHASTLY ONES – Unearthed (Ghastly Plastics Co.)

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Il 31 Ottobre del 1999 in America viene trasmesso Scaredy Pants, l’episodio di Sponge Bob dedicato alla Notte di Halloween. Ad introdurre la puntata c’è un fantastico strumentale in stile horror-surf.

È quello per molti (me compreso), a dispetto di un primo album realizzato grazie all’interesse di Rob Zombie addirittura per la Geffen Records, il primo impatto col fantastico mondo dei Ghastly Ones, loschi figuri esteticamente ispirati al tetro immaginario di Screaming Lord Sutch e musicalmente autori di uno strepitoso spooky-surf.

Dr Lehos, Baron Shivers, Sir Go-Go Ghostly e Captain Clegg sono i mortiferi becchini autori del sinistro spettacolo, parte dei quali finiranno per suonare assieme a Sky Saxon all’epoca di Red Planet.

Nel 2007, dopo un secondo album autoprodotto, mettono fuori questo Unearthed ri-registrando alcune delle prime cose all’epoca orfane della tastiera dell’ex-Bamboras ed Headless Horsemen Dave Klein (aka Captain Clegg) che è nel frattempo salito nella macchina mortuaria dei Ghastly Ones.

Il risultato è uno dei migliori dischi surf dell’intero decennio, una cripta invasa da un intreccio di ragnatele di vibrato immaginifici, effettacci macabri e alito da strega che nell’unico pezzo cantato rivela la sua sospettabile contiguità col ghoulish-punk dei Gravedigger V dei quali a ben vedere i Ghastly Ones avrebbero potuto rappresentare, se avessero insistito su questa strada, l’anima surf.

(Everybody‘s Doin’) The Ghastly Stomp!  

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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THE STROKES – Comedown Machine (RCA)

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Dove stanno andando gli Strokes?

Dalle parti degli A-ha, praticamente.

Voi invece? Dove state andando, Voi?

Quale nostalgia Vi appaga? Il punk? L’emo-core? Lo ska? Gli Inti Illimani? Lo stoner? Il grunge? Il garage? La new-wave? Lo shoegaze? La minigonna di Patty Pravo? Il “primo” Vasco? L’ultima luna?

Quale musica Vi fa sentire irresistibilmente fighi? Cosa siete disposti a condividere sul Vostro profilo Facebook affinché tutti sappiano che siete i tipi giusti? Quelli da portare a letto magari, col rischio che poi, finita quella mezz’oretta di colpetti, Vi dimentichino sotto il piumone come l’orsetto Camillo?

Comedown Machine è un grande disco. E lo è, nonostante l’80% della musica contenuta sia veramente roba da pattumiera, proprio per questa sua consapevolezza di essere volgare come un disco sintetico degli anni Ottanta.

Quelli che abbiamo a lungo schifato e che ora ci riprenderemmo in blocco, Craxi e la Tatcher compresi. Comedown Machine riporta spesso, quando si allontana dagli Strokes che credevamo di conoscere (la Tap Out tra le cosce di Shannon e le chiappe di Chaka Khan, One Way Trigger e il suo quasi-plagio di Take On Me, il funky a cassa dritta di Welcome to Japan che ricorda i Boney M. quando suonavano i Creation oppure, a scelta, lo spietato pop-disco dei Phoenix, l’italo-dance di Happy Ending, la Partners in Crime stesa sui freddi tappeti dei Freur o degli O.M.D., quella presa per il fondelli al cool jazz e a noi medesimi che è Call It Fate, Call It Karma) agli anni del divismo spietato.

 

Quelli di cui avevamo paura perché Noi, be’ Noi…Noi eravamo dalla parte degli Smiths.

 

Gli anni in cui l’Europa era divisa.

I belli da una parte, i brutti dall’altra.

I cattivi dall’altra parte del muro, i buoni da questa.

Non era così che funzionava?

 

Indifendibili gli Strokes: non sono diventati i nuovi Television.

E Voi cosa siete diventati invece?

Non Vi ho visti sui libri di storia, così come Voi non vedrete me.

Perché anch’io sono diventato nulla.

Uno che si parla da solo, credendo di parlare al mondo.

E scrivendo di un disco che fino a stamattina odiavo e che ora trovo consolatorio come un orinale quando stai per fartela addosso.

Vuoi vedere che scontentando tutti, gli Strokes hanno accontentato me?

 

 

                                                                                                Franco “Lys” Dimauro

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