THE CREATION – We Are Paintermen (Hit-Ton)

Se i Velvet Underground sono stati in assoluto la band che ha più di ogni altra influenzato per stile, approccio ed immagine l’indie rock americano, i Creation sono da considerare, a dispetto dei grossi nomi coevi (Who, Kinks, Stones, Beatles, Pink Floyd, Hendrix), il gruppo che più di ogni altro ha suggestionato l’immaginario dell’indie britannico. Basti pensare alle etichette e alle band che a loro si sono ispirati per la scelta del nome. Valga per tutte la Creation Records, sinonimo di brit-pop per un ventennio.

Cosa avevano di speciale questi quattro ragazzi?

Erano graffianti ed eccentrici.

Il perfetto anello di raccordo tra la scena mod e quella freakbeat.

Talmente perfetto che Shel Talmy (l’uomo che ha già manipolato il successo di Kinks e Who) scommette su di loro finanziando la realizzazione dei loro primi due singoli e stampandoli per la sua etichetta personale, la Planet Records procurandone il successo ma provocandone, suo malgrado, anche l’affondamento. Perché quando la Planet chiude i battenti a causa di problemi di distribuzione con la Philips, i Creation sono costretti a riparare in Germania, la terra che ha riservato ai loro singoli un’accoglienza strepitosa. È proprio qui che viene pubblicato il loro album di debutto, We Are Paintermen, sempre sotto la supervisione di Talmy.

Un album dove l’impatto dei singoli si diluisce un po’ pur rimanendo tuttavia su livelli molto alti. I pezzi di punta sono ovviamente quelli già pubblicati: Makin’ Time e Painter Man (che negli anni Settanta diventerà un successone disco per i Boney M.) ma spiccano pure l’obliqua Through My Eyesla bella ballata If I Stay Too Long, l’onomatopeica Tom Tom, gli echi Daltreyani di Nightmares (che registra già la defezione di Kenny Pickett), la complessa Can I Join Your Band, e (nonostante la sua somiglianza con My Generation), Biff, Bang, Pow (ricordate le scazzottate sull’adattamento televisivo di Batman nell’omonima serie televisiva inaugurata proprio nel 1966? NdLYS). Molto più deboli invece le cover: Hey Joe, Like a Rolling Stone, l’R ‘n B di Cool Jerk che tuttavia non intaccano il valore di uno dei migliori dischi della scena mod inglese.

Talmy aveva visto giusto, ancora una volta.

Diavolo di un uomo.

 

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

kkk

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