LOVE – Love (Elektra)

Se si prescinde da Jimi Hendrix, che in ogni caso fu più una faccenda inglese, Arthur Lee è l’unico protagonista di colore della psichedelica americana.

Non solo quello della sua pelle, ovviamente.

Perché di colori fu piena la musica dei Love, sin dal loro esordio sulle scene nell’Aprile del 1965, quando in formazione ci sono ancora Johnny Fleckenstein (che poi finirà negli Standells) e Don Conka e girano ancora col nome di Grass Root, prima che il successo dell’omonima band di Phil Sloan e Steve Barri li obbligasse a cambiare nome.

Per l’incisione del loro album di debutto, l’anno successivo, saranno rimpiazzati da Ken Forssi e Alban Pfisterer e al quartetto iniziale si sarà aggiunto il biondo Bryan MacLean appena reduce da una deludente audizione per entrare nel giro dei Monkees. L’apporto di Bryan si rivelerà invece importantissimo per i Love, portando gemme come Orange Skies, Alone Again Or, Old Man.

Per il primo disco MacLean scrive Softly to Me e, assieme ai compagni, le due tracce conclusive Mushroom Clouds e And More, perfettamente incastrate con la scrittura di Arthur Lee e splendidamente adeguate al timbro dolente della sua voce, tratto peculiare della band di Los Angeles. Se infatti l’album ravvisa parecchie somiglianze con il folk-rock dei Byrds, è il canto singhiozzante di Lee (A Message to Pretty, Gazing, Signed D.C., Coloured Balls Falling) e il basso incalzante di Ken Forssi (My Little Red Book, Hey Joe, My Flash On You, You’ll Be Following) a caratterizzare il suono dei primi Love. È un’idea d’amore che è diversa da quella universale che i profeti della Summer of Love cercheranno di esportare. È qualcosa di più intimo e doloroso. Qualcosa che ha a che fare con una trappola, più che con una liberazione. Con i ricordi (le immagini di Don Conka e Johnny Fleckenstein ricorrono ossessive come spettri su Signed D.C. e You’ll Be Following) più che con i progetti. Con la voglia di autonomia e libertà privata (“Non voglio far parte della tua comitiva, non ho bisogno che tu ti occupi di me, lasciami solo perché tutto quello che voglio in questo mondo è essere un uomo orgogliosamente libero” urla su quel prototipo di punk che è My Flash On You e ancora “Non mi serve che tu mi aiuti a trovare la mia strada, posso farcela da solo, senza dover sopportare la tua faccia” rincara amaro su A Message to Pretty)

È un amore che non salva ma che opprime.

E che li tiene fuori dal mercato musicale che conta.

Quello dei grandi happenings, delle grandi masse adoranti, dei festival dove Pace, Amore e Libertà vengono venduti assieme al kebab e ai panetti di hashish.

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

e23

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