X – X-Aspirations (Aztec Music)

Dopo l’apprendistato nella Band of Light e subito dopo la pubblicazione del singolo Bad Boy for Love/Snow Queen con i Rose Tattoo, Ian Rilen si reinventa punk quando ha già trent’anni suonati. Con lui ci sono Steve Lucas, Steve Cafiero e, per i primi anni, Ian Krahe.

Si chiamano X, come quell’altra band che gira di motel in motel tra le autostrade californiane, quella che suona quel punk massacrante e romantico allo stesso tempo.

Gli X di Sydney invece no.

Loro sono rumorosi e maniacali. E quando nel Gennaio del 1980 sputano fuori questo loro primo album, hanno già lasciato la loro striscia di sangue, saldando il loro debito con l’eroina. Ian Krahe muore il 20 Maggio del 1978 in un Hotel di Kings Cross, da solo. Rilen, Cafiero e Lucas affittano i Trafalgar Studios per registrare un singolo in sua memoria: dopo tre ore e mezza ne escono con un album completo. Dentro gli studi rimane il produttore Lobby Loyde a trafficare per un’altra ora, completando il missaggio di quello che diventa X-Aspirations, pubblicato nel Gennaio del 1980 col numero di catalogo YPRX 1645 su X Records, falsa identità della locale EMI.

Un disco che è ancora punk ma che è già oltre il punk, con la chitarra di Steve Lucas che, lontano dalle prigionie da tre accordi del punk inglese, tratteggia sagome slabbrate e metalliche come quelle dei Gang of Four mentre le enormi mani di Cafiero schiodano la sua Ludwig dalla pedana in legno su cui è stata bullonata.

X-Aspirations disegna così le forme dei Fugazi (Revolution) e dei Jesus Lizard (Good On Ya Baby) con dieci anni di anticipo. E li dipinge color ferro. 

Istinto e anarchia si muovono all’unisono dentro le quattordici tracce di questo enorme disco di debutto che la storia, chissà perché, ha voluto venisse oscurato dall’ombra lunga di quell’altra X, quella che prendeva fuoco nella giungla californiana degli stessi anni finendo per non trovare posto in nessuna enciclopedia del rock. Un debutto folgorante ed assassino, come lo erano stati nella stessa terra dei canguri quelli di Saints e Radio Birdman, una roba talmente esplosiva da annientare i suoi stessi creatori: gli X infatti saltano in aria nell’estate dello stesso anno, aggiungendo un cratere alla mappa del deserto più meridionale del mondo.   

Questa nuova ristampa (la terza dopo quelle su The Ultimate Record Company del 1990 e quella in cd della Amphetamine Reptile del 1993, NdLYS) comprende, oltre alla scaletta integrale di quel debutto infernale, pure il primo singolo pubblicato dopo la reunion del 1984: una destrutturata ed austera versione di Mother di John Lennon e un fragoroso e metallico rock ‘n roll come Half Way ‘round the World inciso sul didietro.

Tatuato sulla carne viva.

Proprio come quella X che ancora oggi scende di tanto in tanto a friggerci le carni.

 

 

                                                                                    Franco “Lys” Dimauro

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7 thoughts on “X – X-Aspirations (Aztec Music)

  1. Io forse non ne capisco, ma anme questo non sembra affatto un disco enorme. E’ grezzo e brutale ma perchè mancano le idee e la capacità di suonare. E’ un punk settantasettino chiassoso e generico, ma con 3 anni di ritardo. Quella chitarra qua non mi pare abbia nulla dei Gang Of Four, quello che fa lo fa perché non sa fare altro, non sa fare di meglio. Questa è la mia impressione. E la canzone Revolution mi sembra solo una ripresa del moodo rockenrolistico degli MC5, non certo un pezzo post punk. Agli amanti dei leggendari Birdman e dei Saints consiglio di cercare altrove

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  2. Caro Lys,
    ## perdonami! ##. Non so cosa mi sia preso ieri: forse ho avuto una giornata storta… ed ero in tilt: questo disco davvero SPACCA.
    Oggi l’ho riascoltato e l’ho amato. Merita davvero.
    Grazie

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      • Ne approfitto per chiederti quand’é che ci parli dei Cosmic Psychos: sai, stamattina in macchina, dopo 12/13 anni che non l’ascoltavo, ho rimesso su Go The Hack!, peraltro ristampato in tempi recenti dalla Goner. Ed è stato bellissimo: adoro uscire dal viottolo di casa con una musica che mi regala il sorriso e mi fa godere. E non è così scontato. Ma gli Psychos, apparentemente così “ignoranti” e minimali, sanno regalare momenti di pura sublime gioia come solo in Australia, direi. E in quell’orda di watt e wah wah c’è pure spazio per un che di raffinato, a suo modo elegante, assoluto. E dire che li conoscono in pochi

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