NEW ORDER – Low-Life (Factory)

L’idea non era rivoluzionaria per niente. L’avevano già tentata, se vogliamo tacere dei Japan di Life In Tokyo, i Cure di The Walk: liberare la new-wave dalla polvere scura del post-punk, vestirla di specchi e infilarla nelle discoteche. I New Order l’avevano già sperimentata su Power, Corruption and Lies ma è l’incontro con Arthur Baker, la nuova mente dietro la disco-music americana (sua la produzione di Planet Rock di Africa Bambaataa, suoi i celebri remix di Kraftwerk, Cindy Lauper, Bruce Springsteen che impazzano sulle piste nei primi anni Ottanta, NdLYS), che libererà per sempre i New Order dallo spettro ingombrante di Ian Curtis, la cui sagoma continuava a penzolare sfacciata sulle prime produzioni del gruppo di Manchester. Se il peso di quel fardello senza vita opprime ancora i quattro minuti e mezzo strumentali dell’estratto di Elegia (la versione originale è una messa funebre di ben diciotto minuti), in apertura di seconda facciata, tutto il baricentro del suono New Order si sposta dentro un labirinto sintetico di macchine programmate per far muovere le gambe, quasi a voler cancellare quell’immobilità che ciondola inerme dal soffitto, cacciando via i fantasmi di quel perenne incubo.

The Perfect Kiss, Sub-Culture e Sunrise, ovvero i tre brani-chiave del disco, sono imbevuti di sintetizzatori e batterie elettroniche che pulsano duro creando l’esatta congiunzione astrale fra la pornografia dark dei Cure di Japanese Whispers e l’hi-energy disco dei Pet Shop Boys di Please.

Love Vigilantes, in apertura, è una versione aggiornata ed elettronica del ciarlare afono e paranoico di Jonathan Richman mostrando tutti i limiti vocali di Bernard Sumner ancora più evidenti sulla finale Face Up e contribuendo a fare dei New Order, loro malgrado, una delle più buffe avventure della musica inglese degli anni Ottanta. Proprio loro che da quel giorno in cui Ian venne ritrovato in ginocchio davanti la lavatrice di casa sua, con una corda stretta al collo che si trasformava in una infinita striscia di bava, non avevano mai più accennato a un sorriso, ora erano lì a farci sorridere, pronti per l’ennesimo (rag)giro.

 

                                                                                    Franco “Lys” Dimauro

 LowLifeCDInsertS

2 thoughts on “NEW ORDER – Low-Life (Factory)

  1. Tu sei un esperto, conosci benissimo la musica e la sua storia, sai esprimere quello che io riesco solo a pensare confusamente. Condivido totalmente ciò che hai scritto.

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