RED CRAYOLA – Parable of Arable Land (International Artists)

Al mio segnale scatenate l’Inferno.

Dev’essere stata questa, più o meno, l’incitazione rivolta dal gladiatore Ma(ss)y(m)o Thompson alle decine e decine di sballati reclutati da lui stesso e che affollano gli studi Andrus nel Marzo del 1967 durante la registrazione dell’album di debutto dei suoi Red Crayola.

E loro, che sono lì per sballarsi di acidi e rumore, lo scatenano.

Suonano tutto ciò che capita loro a tiro, stravolti dalle droghe e incitati dal loro guru. Un’orgia di rumori variopinti dentro l’anarchia più totale.

Ben oltre le visioni oniriche di una psichedelia che apre le porte della conoscenza, la musica dei Red Crayola spalanca un baratro verso l’ignoto inumano.  

Nessuna esplosione di colori. Nessun cromatismo.

Parable of Arable Land innalza una torre di Babele nel cuore del Texas e la popola di scoppiati hippie capelloni. Tutto qui dentro vibra di un’alienazione aberrante resa ancora più insopportabile dalla registrazione piatta e confusa, con gli strumenti (quelli “tradizionali” come la chitarra di Thompson, il basso di Steve Cunningham, la batteria di Rick Barthelme, l’organo e la blues-harp di Roky Erickson ma anche quelli non convenzionali come bottiglie, bidoni, ventilatori e rombi di chopper) registrati uno sull’altro, a formare un groviglio cacofonico, una rappresentazione alienante e dantesca di un viaggio dentro il cervello offuscato dalle droghe, una proiezione sciagurata e folle della psiche umana.

Le lunghe, oppressive marce funebri di Hurricane Fighter Plane, Transparent Radiation, Pink Stainless Tail, Former Reflections Enduring Doubt emergono e riaffondano tra i flutti delle allucinate free form freak out inscenate dalla Familiar Ugly, creando un angoscioso, inquietante, disumano approdo per menti devastate.

E pensare che c’è ancora qualcuno, tra i signori critici miei benemeriti colleghi, che vuole vendersi Sgt. Pepper‘s come il disco-manifesto della stagione psichedelica.

  

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

parable

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