ECHO AND THE BUNNYMEN – Heaven Up Here (Korova)

Lo scatto su Heaven Up Here, nel 1981, viene eletto dal New Musical Express come miglior copertina dell’anno.

È una foto che ritrae i quattro uomini coniglio intrappolati nei loro cappotti e con i piedi immersi sul bagnasciuga di Southport.

Un’immagine che i loro epigoni più accreditati, ovvero i Coldplay, ruberanno per il video di Yellow, anni dopo e che si sposa alla perfezione con la musica dei Bunnymen che sembra un pellicano che prende la rincorsa sulla spiaggia ma non riesce a librarsi in volo. Rispetto al disco di debutto Heaven Up Here appare più impacciato, costretto spesso (With a Hip, Turquoise Days) a muoversi dentro una striminzita tuta funky costruitagli da Hugh Jones (ingegnere del suono per i Simple Minds cerebrali di Empires and Dances o Sons & Fascination) o destinato a soccombere sotto il peso delle nuvole (The Disease).

Un album dove le ombre sono esattamente simmetriche ai corpi che le hanno proiettate, proprio come nella foto di copertina. Che è ancora più bella guardata capovolta, con gli uccelli diventati un banco di salmoni impazziti.

Un disco che stranamente però riesce a prendere il volo verso la Top Ten inglese.

Nel 1981.

Quando ci sono in giro Stephen Schlaks, i Genesis di Abacab e i Police di Ghost in the Machine. Ci credereste?  

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro   

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