EFFERVESCENT ELEPHANTS – From the End to the Beginning (Psych-Out)

Di tanto in tanto un disco atterra ancora nella mia buca postale.

No, non un merdoso link.

Intendo un disco, un disco VERO.

Bello, grande, pesante e colorato. Una sorta di disco volante.

Accolto con la medesima stupita incredulità da un bigottone ignorante come me che ha smesso di credere nell’esistenza di mondi alieni, divorati dalla gramigna dei mondi virtuali, annientati dalle navi pirata della rete.

Poi, come dicevo, una fredda mattina d’inverno, un disco volante plana sul mio stereo, roteando e lampeggiando come una giostra da luna park.

E le mie incertezze riaffiorano.

Il portellone d’amianto si apre rivelando un interno fluorescente e l’equipaggio lentamente affiora dai riflessi purpurei che avvolgono quella scialuppa venuta dallo spazio profondo: Ludovico Ellena, Sergio Monti, Aldo Casciano, Lorenzo Proverbio, Corrado Giolito scendono come alieni dalle teste allungate sul mio piatto dello stereo. 

Gli Elefanti Effervescenti.

I pachidermi all’Idrolitina che calpestavano le infiorescenze allucinogene dei giardini psichedelici italiani degli anni Ottanta.

Tra le tante cose che sono passate dalla finestre della mia vita, anche loro hanno avuto l’occasione di guardare dentro per un po’ e poi andarsene via schifati.   

Io quel loro passaggio me lo ricordo ancora però: Maizie, Radio Muezzin, All Tomorrow‘s Parties, LSD, Something to Say. Erano passati veloci, troppo veloci gli Effervescent Elephants.

Qualcuno non se ne era manco accorto.

È così che nascono le leggende sugli alieni. Proprio così.

Qualcuno, come me, dice di averli avvistati e prima che gli altri aprano gli occhi, quelli sono già andati via.

E poi, anni dopo, qualcun altro come Cosimo Pecere, racconta di averli visti passare. E ti porta pure le prove. Qualche foto dai contorni poco definiti di quelle che non danno certezze ma insinuano dubbi.

From the End to the Beginning raccoglie un po’ di quegli scatti.

Dai provini per il secondo album pubblicato postumo proprio dalla Psych-Out con la band ormai sganciata dalla zavorra Barrettiana ai primi demo d’archivio dove l’amore per i primi Pink Floyd è, oltre che evidente, apertamente dichiarato (lo strumentale Floyd Pink è l’equivalente delle carte veline firmate da Shakespeare e nascoste sotto la carta argentata dei Baci Perugina, NdLYS) così come l’interesse per le musiche di tradizione indiana e orientale che la band non tradirà mai.

Poi, così come era venuta, l’astronave degli Effervescent Elephants và via.

Roteando come un derviscio scompare nei fumi di una notte mistica.

Qualcuno parlerà di questo nuovo passaggio alieno.

Ne racconterà sui blog, sui social network, mostrerà le prove su You Tube.

E molti non ci crederanno neppure allora.

Io sto alla mia finestra, aspettando altre navi passare.

 

 

                                                                                                Franco “Lys” Dimauro

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