dEUS – Worst Case Scenario (Island)

Gruppo rivelazione di questo 1994, i dEUS arrivano dal Belgio con la loro orchestra-spettacolo a spargere polvere da sparo in una scena troppo ammansita dai venti brit-pop che soffiano sul Vecchio Continente e dalle tormente stoner nate dal crepuscolo del grunge che arrivano dall’America.

Arrivano in sordina, quasi in punta di piedi, annunciati da una iniziale minuscola che sembra messa lì quasi per non recare disturbo, indossata come una pattina pronta a scivolare su un parquet appena oleato e che invece picchia e rumoreggia come uno zoccolo sulle travi di legno del palco del rock mutante di questi anni Novanta in cerca di identità.

Orchestra-spettacolo dicevamo: campionamenti, violini, pianoforti, timpani, chitarre, metallofoni e viole d’acciaio a mettere su una irresistibile catena di microclimi cangianti e mutevoli che iniziano dal tormento di Suds & Soda dove tutto è amplificato fino alla distorsione ingigantendo a dismisura lo straniante ripetersi delle note di viola e del martellante e serrato ritmo di questo piccolo miracolo di rap rumoroso che incrocia la catarsi rumorosa dei Velvet del secondo album con il crossover moderno degli Urban Dance Squad.

Worst Case Scenario (First Draft) è un contorto numero jazz-noir figlio delle intuizioni dei Morphine che esplode spegnendosi nella splendida e breve Jigsaw You che piomba dalle parti degli Smashing Pumpkins acustici e nell’insolenza notturna dei Pavement.

Morticiachair è un piccolo haiku acustico che si muove felino prima di lanciarsi nel violento attacco dell’inciso e poi attorcigliarsi su una linea di basso assassina e chitarre che si annodano e poi via, persi nell’elettricità chiassosa che deraglia nel finale spaccaossa sotto le urla di Tom Barman.

Via sembra riaprire un varco nel muro di rumore prima di partire in una raga di bicordi metallici bilanciati da uno straniante uso del violino.

La vera pausa arriva con Right As Rain, bucolico incanto di poesia autunnale bagnata da piogge che ammuffiscono l’anima.

La seconda parte del disco prosegue in questa schizofrenica alternanza tra scariche di rumore e dissolvenza, all’occorrenza banale (Shake Your Hip) o desueta (The Great American Nude, Divebomb Djingle), inconsistente (Secret Hell) o paradossale (Mute), dolorosa (Let‘s Get Lost) e notturna (la ciondolante cantilena di Hotellounge potrebbe sorridere dai balconi illuminati delle classifiche di fine anno prima di lanciarsi nel vuoto e spiaccicare il suo muso storto sul lunotto di qualche auto parcheggiata per strada). Worst Case Scenario è disco sghembo che ci riappacifica con l’arte di poter dire le cose in modo fuori dall’ordinario. Disco-spettacolo.

 

 

                                                                                                Franco “Lys” Dimauro

deus

 

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