THE INMATES – First Offence (Radarscope)

Archiviata la breve esperienza con i Count Bishops, Mike Spenser forma i Flying Tigers e quindi i Cannibals, piccola ma tenace istituzione del trash-rock europeo.

La prima tribù cannibale vede, accanto al capotribù Mike, Dino alla batteria, Tony Oliver alla chitarra ritmica, Ben Donnelly al basso e Peter “Gunn” Staines alla chitarra solista.

Con questa line-up i Cannibals registrano il primo 45giri, con una grezza versione di Sometimes Good Guys Don‘t Wear White degli Standells sul lato A e Nothing Takes the Place of You, una delle ballate preferite da John Peel in quel lontano 1976, sul retro. Quando il disco esce dagli uffici della Big Cock Records però quei Cannibals non esistono più: Bill, Peter e Tony hanno lasciato Mike per mettere su un’altra band assieme al singer Bill Hurley e al batterista John Bull, subito rilevato da John Edwards dei Vibrators. Si chiamano Inmates e debuttano anche loro con una cover degli Standells. Un altro pezzo firmato Ed Cobb intitolato Dirty Water e che la band inglese riporta in classifica quindici anni dopo, non prima di aver sostituito Boston con Londra e il Fiume Charles con il Tamigi.

Il successo del singolo richiama l’attenzione di Graham Parker che cede volentieri la sua sezione fiati per arricchire alcune tracce dell’imminente album di debutto della formazione londinese. Registrato tra il Luglio e l’Agosto del 1979 ai Jacksons Studio sotto la supervisione di Vic Maile (che non è un dominio di posta elettronica aziendale ma è uno che ha lavorato, nei suoi 46 anni di vita, accanto a Jimi Hendrix, Who, Animals, Motörhead, Guns ‘n Roses, Tom Robinson Band, Hawkwind, Kinks, Small Faces, Girlschool, Dr. Feelgood, Led Zeppelin, Godfathers, tanto per citarne alcuni, NdLYS), First Offence è un piccolo capolavoro di pub-rock scattante ed energico troppo spesso a torto oscurato dal cono d’ ombra dei classici britannici del periodo (Costello, Lowe, Parker, Dury, Feelgood, Wreckless Eric, Robinson) e invece pregno di belle vibrazioni, dalle covers di Standells e Pretty Things alla parodia del rock ‘n roll di Little Richard di Jeanie, Jeanie, Jeanie, dal lentaccio alla Otis Redding di If Time Could Turn Backwards al rockabilly di You‘re the One That Done It e Back In History fino al nervoso R’ n B di Love Got Me passando per due capolavori come Mr. Unreliable e I Can‘t Sleep che non sfigurerebbero, oggi, nel repertorio torbido dei Cubical. Ogni tanto, tra le tante minchiate che affollano i vostri ascolti, concedetevi un po’ d’aria tornando a far scorrere la puntina su questo disco degli Inmates. Vi si potrebbe drizzare, oltre alla giornata, anche altro.

                                                                                    Franco “Lys” Dimauro

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