THE SHADOWS OF KNIGHT – Gloria (Dunwich)

Il 1966 è l’anno chiave del garage punk americano.

L’intero continente, dalla costa Ovest a quella Est è invaso da migliaia e migliaia di capelloni che vogliono mettere il loro nome nella storia della musica giovane. Centinaia di loro realizzano l’unico singolo della loro vita.

Altri il loro album. Spesso il solo, altre volte semplicemente il migliore.

Alcuni di loro però ne registrano e pubblicano addirittura due.

A Los Angeles ad esempio lo fanno i Seeds e gli Standells.

Gli Shadows of Knight lo fanno a Chicago.

Chicago, signori. La terra del blues.

È da lì che vengono Warren Rogers, Jim Sohns, Joe Kelley, Tom Schiffaur e Jerry McGeorge, 96 anni in cinque. L’età di un bluesman con l’energia di cinque giovani teppisti.

Vengono da Arlington Heights, per la precisione, zona nord-ovest della capitale del blues urbano.

E infatti dentro questo loro primo disco si agitano gli spiriti di Willie Dixon e Muddy Waters. Lo registrano in fretta nel Marzo del 1966, una sola take per canzone, per preservare lo spirito selvaggio che divora la band dalle viscere.

A Gennaio, per il singolo di debutto, avevano fatto qualche registrazione in più ma il pezzo era comunque pronto in un pomeriggio.

Ad Aprile l’album che porta come titolo quel nome di donna che aveva fatto guadagnare loro il decimo posto nelle classifiche di vendita, arriva sul mercato.

È il primo disco punk con copertina rosa della storia.

E, ironia beffarda, porta come numero di catalogo il 666. La musica del diavolo, no?

La storia del blues-punk americano comincia da qui, tra una versione fumante di Gloria dei Them, qualche standard blues suonato con la schiuma alla bocca (Hootchie Cootchie Man, I Got My Mojo Working, I Just Wanna Make Love to You, Boom Boom, You Can‘t Judge a Book, Oh Yeah) e due o tre originali col pepe al culo: Light Bulb Blues è un fantastico numero alla Yardbirds che pare voler esplodere da un momento all’altro in un compulsivo Diddley-sound, Dark Side è una sporchissima ballata dove Jim Sohns mette ancora una volta mano alla sua perversione vocale e morale (Jim è ossessionato dal sesso orale e da altre pratiche sessuali) disegnando con lascivia una linea melodica che altri avrebbero risolto in una tenera dichiarazione d’amore, It Always Happens That Way infine è un pezzo dal più classico tiro garage. Fuzz sugli scudi e Jim che immerge la sua linguaccia dentro uno slip rosa, spingendola fin dentro delle labbra che non sono più le sue.

 

                                                                                    Franco “Lys” Dimauro

201134169

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