BEASTIE BOYS – Licenced to Ill (Def Jam)

La critica snob dell’epoca lo bocciò come un’abile strategia di marketing messa su per vendere ai neri la musica bianca e far digerire ai bianchi la musica nera.

Che per i Beastie Boys, tamarri ventenni cresciuti a New York ad hot-dog e salsa tartara, significava squadrati riff hard rock, ritmo funky e rime hip-hop.

Con assortimento vario di idiozie e volgarità.

Del resto se non le dici a quell’età quando vorresti dirle?

Licenced to Ill è un mare di Led Zeppelin (When the Levee Breaks, The Ocean, Good Times Bad Times, Custard Pie), ACϟDC (Flick of the Switch), Black Sabbath (Sweet Leaf) e chitarre killer (quella di Kerry degli Slayer su No Sleep Til Brooklyn) che si infilano dentro i ritmi di Cerrone, B-Boys, Schooly D, Barry White, Stevie Wonder, Bob James e Kool & The Gang.

Un copia/incolla nemmeno troppo intelligente di rumore bianco e ritmo nero.

Un abile quanto ancora grezzo tentativo di mettere in rima una serie di parolacce su un beat.

Non c’è ancora la bulimia di Paul‘s Boutique (23 i pezzi campionati su Licenced to Ill, contro i ben 109 del suo successore, NdLYS) e neppure il tentativo di voler rendere complesso e sfaccettato il proprio suono.I Beastie Boys con licenza di ammalarsi sono una macchina essenziale: tre microfoni, due piatti, un campionatore.

Sanno fare poco, anzi pochissimo. E non se ne fanno un problema. In questo i Beastie Boys sono ancora molto punk. Se ne fregano di essere considerati degli sbruffoni in Adidas e cappellino con visiera: sono tre idioti che sputano birra, offendono tua madre e dal vivo si muovono con la stesso ciondolare sgraziato del nostro Jovanotti e, dietro di loro, le grandi mani di Rick Rubin.

Questo sono i Beastie Boys di Licenced to Ill, dopo la furia hardcore delle “vecchie balle” degli esordi su Rat Cage. Le cose più stilose si intitolano Rhymin’ & Stealin’ (su un riff catacombale di Tony Iommi e batteria pestata da John Bonham), Brass Monkey (costruita su Bring It Here dei Wild Sugar, NdLYS) e lo scioglilingua scemo di Girls ma quelle che spaccano le classifiche del 1987 sono Fight For Your Right to Party e No Sleep Til Brooklyn, sormontate da due riff di chitarra enormi sui quali TUTTI, quell’anno, si divertono a fare l’air guitar.

Passata la febbre, tutti li danno per morti da lì a breve finendo invece per mangiarsi la tuba come Rockerduck per quasi trent’anni.

                                                                                    Franco “Lys” Dimauro

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