PSYCHOTIC TURNBUCKLES – Destroy Dull City (Citadel)

Durante gli anni Ottanta l’Australia registrò, accanto all’affermazione internazionale di band come Hoodoo Gurus, Church, Midnight Oil, Go-Betweens, Died Pretty, Triffids, Stems, New Christs, Beasts of Bourbon la nascita di numerose formazioni dedite al recupero “sporco” del garage punk degli anni Sessanta. Si trattò perlopiù di band dal suono impreciso, arruffato e sozzo che assimilava la tradizione, locale e non, dei gruppi beat-punk legandola ad un’attitudine mutuata dal punk, dall’hard rock, dal glam. Una scena che è storicamente generatrice di quel crossover trasversale che verrà enciclopedizzato anni dopo come grunge ma che di fatto nasce proprio qui grazie a formazioni come Proton Energy Pills, Grong Grong, Kryptonics, Cosmic Psychos, Exploding White Mice, Trilobites e quella bizzarra accolita degli Psychotic Turnbuckles.

Una storia bizzarra incuneata tra mito e leggenda la loro, che ricorda vagamente quella dei Dictators.

Una storia che inizia in California all’interno della Pismo Beach Wrestling Alliance dove Jessie The Intruder, The Grand Wizard, El Sicodelico e The Spoiler esercitano la loro professione di wrestlers e di surfisti e continua a Sydney, dove i quattro ripiegano dopo essere stati cacciati dalla Federazione e dagli interi Stati Uniti per la loro condotta stravagante e pericolosa in seguito all’incidente dell’estate del 1984 durante il quale Jessie sfasciò pubblicamente il soundsystem allocato sulla spiaggia durante la gara di surf di quel Giugno, colpevole di trasmettere una irritante ed inadatta colonna sonora a base di Lionel Richie, Hall & Oates, Boy George, Wham! e Bryan Adams (e come dargli torto?).

 

L’arrivo in Australia coincide con l’uscita dei primi singoli su Vi-Nil Records e quindi col veloce approdo presso la Rattlesnake Records sotto l’egida di Rob Younger che decreta il successo nazionale del mini Destroy Dull City e dell’album di debutto Beyond the Flipout.

Sono queste le uscite principali raccolte su questa doppia antologia della Citadel, con il consueto corollario di inediti, out-takes, estratti da compilation d’epoca, rarità e una buona selezione dai singoli successivi (anche se l’aggettivo “complete A+B Sides” può trarre in inganno, essendoci alcuni ammanchi più o meno rilevanti).

Non ci sono dentro le canzoni che hanno fatto grande la storia del rock della terra di Oz perché alla fatta dei conti i Turnbuckles di pezzi eccezionali in scaletta ne avevano pochini e, in genere, scritti da altri (Rock ‘n Roll Wrestling di Chris Masuak, American Ruse degli MC5, 1969 degli Stooges, City of People degli Illusions, Slow Death dei Flamin’ Groovies, Going All the Way degli Squires) ma è ovviamente una valutazione del tutto personale e quindi banale.

Tuttavia penso che se all’epoca eravate dalla parte di George Michael e Bryan Adams oggi non potete essere dalla parte dei Turnbuckles.    

 

                                                                                                Franco “Lys” Dimauro   

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