BARRENCE WHITFIELD AND THE SAVAGES – Barrence Whitfield and The Savages (Ace)

Mandato a quel paese Jeff Conolly prima di potergli augurare un buon 1983, Peter Greenberg, Phil Lenker e Howie Ferguson mollano i Lyres per tirare su una band con cui mettere mano a vecchi reperti che Peter custodisce nella sua collezione privata (Frankie Lee Sims, Charlie Rich, Fats Domino, Don Covay, Andre Williams, Esquerita, Ike Turner, Little Richard, Smiley Lewis i suoi amori di sempre) e suonare qualche originale in stile.

Roba tirata fuori dal buco del culo di New Orleans.

Non hanno ancora un cantante e il ruolo di “voce solista” è affidata al sax di Steve LaGrega. Peter Greenberg si diverte ma non è soddisfatto: sono dei selvaggi con un barrito d’elefante. E lui invece vuole il ruggito di un leone.

Gira per la città, fiuta l’aria, chiede.

Finchè chiede alla persona giusta: si chiama Des McDonnell.

Vuole uno che canti come i vecchi shouter neri di trent’anni prima.

Des gli dice che lo conosce uno così: lavora da Nuggets, uno dei negozi di dischi più ricercati della città. È un afro-americano tarchiato che si chiama come un eroe della disco-music, mette su vecchi dischi di Northern Soul, doo-wop e R ‘n B e ci urla sopra, facendo scappare i clienti.

Barry White, il nigga di cui sopra, non lo sa ancora, ma è già diventato il cantante dei Savages. Peter lo mette alla prova con uno dei suoi pezzi preferiti: Walkin’ With Frankie di Lee Sims. Barry sembra un facchino del porto di Boston morso da un qualche cazzo di aracnide tropicale. È lui l’uomo che stanno cercando.

Barry si ribattezza Barrence Whitfield in onore di Norman Whitfield e diventa l’urlatore più famoso di Boston, lasciando a bocca aperta tutti, musicisti compresi.

Quando i Del Fuegos decideranno di dare una mano di “nero” alla loro musica con Stand Up è all’energia di Barrence Whitfield che pensano, anche se non lo dicono.

L’album omonimo viene registrato a Boston nell’estate di quello stesso anno, con l’aiuto di Bill Mooney-McCoy all’Hammond e viene pubblicato l’anno successivo per la piccola Mamou Records.

Lo comprano in pochi.

Qualcuno se lo registra in cassetta, giusto per fare quattro salti quando ne ha le palle piene di fare l’air guitar sui pezzi di Bon Jovi o dei Van Halen o di guardare i video degli Eurythmics e dei Real Life su Videomusic.

Il 1984 è anni luce lontano dal rock ‘n roll.

I Savages degli inutili nostalgici che non sanno dove sta andando il mondo.

Quei dieci che se l’erano comprato l’aspettavano però da venticinque anni questa ristampa in digitale che arriva adesso con l’aggiunta di qualche demo e altrettanti pezzi dal vivo a salutare la recente reunion della band.

Bentornati a casa, Selvaggi.

Oh Boston…you‘re my home.

 

                                                                                   Franco “Lys” Dimauro

barry whitfield davages

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