DROOGS – Stone Cold World (Plug ‘n Socket)

Una band anomala.

E un album altrettanto inconsueto.

Nati nei primi anni Settanta, i Droogs dei fratelli tedeschi Ric Albini e Roger Clay (all’anagrafe Richard e Roger Zumwalt, NdLYS) sono gli unici a suonare garage-punk nella zona di Los Angeles. Nel 1973 escono fuori con un singolo con dentro due riletture di due piccoli inni del più sboccato beat-punk del decennio precedente: He‘s Waitin’ dei Sonics e Light Bulb Blues degli Shadows of Knight. Un primato incontestato tra le uscite neo-garage che si sommeranno alla loro con qualche anno di distacco. Perché all’epoca dell’uscita, non c’è traccia degli Unclaimed, dei DMZ, dei Fleshtones, dei Crawdaddys, degli HYPSTRZ, dei Cramps, dei Chesterfield Kings, dei Last.

I Droogs sono i soli a parlare quella lingua lì.

Talmente soli che si stancano di parlarla.

Dovranno aspettare un decennio e l’evolversi di un sacco di eventi (il movimento neo-garage, la nascita del Paisley Underground, la febbre del revival psichedelico) prima di trovare il momento buono per pubblicare l’album di debutto.

Ma a quel punto il suono dei Droogs, ovviamente, non è più quello degli esordi.

L’album sfoggia il nuovo bassista Dave Provost che in quel periodo suona pure coi Dream Syndicate e, al banco di regia, Earle Mankey degli Sparks che pochi mesi prima ha prodotto 10/5/60 dei Long Ryders, Sixteen Tambourines dei Three O’Clock.

Il suono dei Droogs è nel frattempo, diventato altro. Meno sporco, meno devoto al suono gracchiante delle vecchie garage band, adesso riesce a fare suoi anche splendidi richiami al beat inglese e al power-pop (Set My Love on You, piccolo capolavoro del loro repertorio), alla ballata inacidita e fosca alla Jake Holmes (For These Remaining Days) andando curiosamente ad impattare con certe idee che un’ altra band bizzarra come gli Hoodoo Gurus sta tirando fuori dall’altra parte del mondo (Only Game in Town, Stone Cold World).

Tuttavia, nonostante il discreto successo di critica, Stone Cold World rimane uno degli album minori del revival neo-sixties dell’epoca, incapace di fronteggiare la statura di dischi come Medicine Show, Gravity Talks, Native Sons, The Las Vegas Story, Reckoning su cui sono puntate le orecchie di tutti.

Attenzione migliore gli viene concessa dall’Europa e, in particolare dalla loro stessa madre patria grazie all’interesse della Music Maniac che con la raccolta dei loro primi singoli, impone i Droogs come band di assoluto interesse tra il pubblico che sta impazzando per il fenomeno neo-garage californiano.

Non sufficiente però, ancora una volta, per stanare Stone Cold World dal suo buco di disco di culto. Certe storie non si raccontano mai abbastanza.

                                                                                    Franco “Lys” Dimauro

 

droogs stone front

 

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