THE SONICS – The Sonics Boom (Etiquette)

BOOOOM.

Il 1966 esplode il 12 Febbraio.

L’epicentro è la fogna di Tacoma, ma la deflagrazione si sente fino alle coste atlantiche europee, attraversando quindi tutta l’intera confederazione statunitense.

Tramortendo trecento milioni di americani, intontendo gli altri.

Non è passato neppure un anno dal debutto e i Sonics, da bravi Cristiani, dopo averci schiaffeggiato su una guancia, ci chiedono pure l’altra.

Boom è esattamente speculare al suo predecessore.

Stessa energia, identica forza espressiva, medesima tempesta ormonale.

Uguali sono pure i musicisti, il team di produttori e l’etichetta.

Pure qui dentro un braccio di ferro tra originali sfonda-timpani e cover laceranti di numeri rock ‘n roll e rhythm ‘n blues. Marvin Gaye, Little Richard, Bill Haley.

E poi la più degenere e volgare cover di Louie Louie a memoria d’uomo.

Gli originali, anche stavolta, verranno mandate letteralmente a memoria da ogni punk band nata da dopo di loro. Ogni volta che una nuova garage band metterà piede in una cantina, i Sonics sono lì. Coi Fuzztones, coi DMZ, coi Droogs, con gli Stooges, coi Fall, con i Gruesomes, con gli Horrors, con i Miracle Workers, con i Clash, con i Dead Boys, con gli Human Switchboard, con i Dogs, con i Brats, con i Sex Pistols, con i Nomads, con gli Outta Place, con i Mummies, con gli MC5, con i Mudhoney, con i Noise Conspiracy, con i Creeps, con i Black Keys, con i Nirvana, con la Blues Explosion, con gli Hives, con i Ramones. Ovunque.

Ancora una volta, nessuna canzone d’amore.

Gerry Roslie non sa scrivere canzoni d’amore. Quando una ragazzina gliene chiede una, gliene canta una di qualcun altro, facendo smorfie con la sua faccia da bravo ragazzo.

Qui ad esempio intona Since I Fell for You di Buddy Johnson.

You love me, then you snub me
But I don‘t know what to do.

You tell me that you love me

But what can I do?
I’m still in love with you

And I get the blues most every night

dice. E qualcuna gli crede. Pure quando si rialza gli slip dopo la serata al drive-in.

Prima di essere riaccompagnata a casa quando scocca la mezzanotte.

Hey Hey Hey Hey Hey Cinderella,

dove sei andata?

Ho una scarpina di vetro da farti provare…

 

                                                                                   Franco “Lys” Dimauro

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