CRIME + THE CITY SOLUTION – The Bride Ship (Mute)

Melodramma in forma noir.

The Bride Ship è uno dei velieri maledetti che hanno solcato gli oceani della musica del ventesimo secolo. Un vascello di condannati a morte.

Un Titanic destinato al macello, col suo carico di carne umana da trucidare che avanza tra le acque cremisi, schiacciato sotto una luna che è un truciolo di metallo cromato in un cielo purpureo.    

Vele sfilacciate come brandelli di carne spingono verso il crepuscolo questo bastimento che traghetta un amore appena vestito di bianco verso il naufragio.

Una regata nuziale per una luna di miele funesta: è la nave che trasporta la sposa di Marry Me dei These Immortal Souls e la lascia sprofondare nel nero abissale e immenso delle acque profonde facendone riemergere lo spirito biancovestito che comparirà come visione insieme angelica e maledetta nella Lucy dei Bad Seeds.

La musica dei City Solution avanza su questi grappoli di dolore rappreso, denso come sanguinaccio. Lo stesso mare infestato e putrescente su cui mesi prima era stata avvistata la corvetta del Capitano Nick Cave prima che si inabissasse nei mari brasiliani per riemergere ancora più terribile e crudele di prima, come un vorace mostro di Loch Ness.

The Bride Ship conserva e protegge, rinnovandolo, il ricordo del passo inquieto e malfermo del Cave paranoico e allucinato dei primi dischi. Una catarsi emotiva di uncini e argani arrugginiti che sembrano scavare fin dentro le budella dei naviganti stremati dallo stridere onirico di un violino stregato (Stone, The Dangling Man, New World) o dal delirio etilico di qualche sorso di rum (The Bride Ship).

Berlino non ha nessun porto. Eppure il veliero fatato della sposa salpa proprio da lì il 17 Aprile del 1989. Pare che nelle notti di nebbia si senta ancora la sua prua cigolante falciare le onde del Mare Artico facendo rotta verso i ghiacci polari.

Una sagoma di sposa scende talune volte per immergersi nei flutti gelidi dell’oceano. Appesa ad una forca.

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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