RADIOHEAD – Kid A (Parlophone)

All’alba del nuovo millennio la musica dei Radiohead si polverizza.

C’è qualcosa di intimamente mistico dietro la genesi del Ragazzo A, qualcosa che ha a che fare con i gradini buddisti della saggezza e della rinascita, strettamente legato al concetto del samsara orientale.

All’indomani di Ok Computer i Radiohead si guardano allo specchio e non si piacciono. In particolare Thom, come sempre. Al disgusto per se stesso si è adesso aggiunto il disgusto per la musica pop.

Il rinnovamento stilistico passa ancora una volta attraverso il dolore.

Al rigetto per quanto si è creato si sposa la scoperta di nuovi mondi artistici paralleli. Più spaziosi ma ugualmente claustrofobici.

Immensi cieli privi di ossigeno. 

Aphex Twin, Talking Heads (ancora una volta), la Warp, la Mo’ Wax, Mingus, i Faust, Coltrane, Merzbow sono i nomi che girano attorno alla sagoma evanescente di Yorke e dei suoi amici, adesso.

È l’esosfera rarefatta della musica sintetica ad avvolgere adesso il pianeta Radiohead. Freddo ed inospitale, come si mostra dalla copertina del disco.

I nomi dei musicisti scompaiono. Svaniscono i loro strumenti.

Ad ognuno viene impedito di suonare come suonava prima.

Programmazione e sampling sono le parole chiave per entrare adesso nella musica dei Radiohead. Le chitarre sono messe al rogo, probabilmente date in pasto a quei vulcani che vomitano vapore caldo sulla copertina.

Nessun suono terreno abita su queste guglie di cristallo fatta eccezione per il National Anthem suonato con l’Orchestra di St. John. Il free-jazz è dunque l’unica cosa a salvarsi dallo schianto galattico. Charles Mingus uomo destinato a calpestare per ultimo il Pianeta Terra.

Tutto il resto è destinato a “scomparire definitivamente”, a scivolare nel ghiaccio.

Come i fans del gruppo al primo ascolto del nuovo disco: un universo di pinguini che scivolano sul ghiaccio, dopo un’attesa spasmodica pilotata ad hoc dal reparto strategico della EMI e che si ritrovano ora tra le mani questo disco, questa copertina così avara di parole (solo chi avrà veramente fiuto riuscirà a scovare un secondo libretto pieno zeppo di scritte nascosto sotto il supporto del disco, NdLYS).

Un disco che, i più avventurosi scopriranno, può generare altri dischi. Basta averne in casa un paio di copie e riuscire a farle suonare alla giusta distanza uno dall’altro. 

Non è impresa semplice. Come non lo è stato per chi lo ha creato.

Kid A è il primo manufatto alieno a ficcarsi nelle classifiche degli esseri umani.

Molto più verosimilmente è il tentativo coraggioso di cinque ragazzi di Oxford che sono andati oltre ogni loro ambizione lanciando la loro musica oltre i confini conosciuti, avventurandosi nel nulla assoluto come giovani argonauti dell’ignoto, abbattendo il muro che separa i musicisti di successo dai musicisti coraggiosi.

Ciao, ragazzo A, ci vedremo nella prossima vita.

 

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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