RED HOT CHILI PEPPERS – I‘m With You (Warner)

John Frusciante è uscito dal gruppo.

Un’altra volta.

Lo comunica alla band e ai fans assieme agli auguri di Natale nel Dicembre del 2009.

Stavolta pare sia per sempre. Non fossimo smaliziati, ci crederemmo pure.

I‘m With You viene registrato con Josh Klinghoffer, intimo amico di John e di quasi vent’anni più giovane dal resto del gruppo, e ultimato in primavera.

Poi, una pioggia di notizie.

Lo stillicidio comincia il 7 Giugno.

Annunci, smentite, dettagli, scalette, anteprime blindate (per i giornalisti), contest sui social network per assistere al lancio ufficiale (per i fans), feste globali (per tutti gli altri).

Come vuole la tradizione strategica di casa Warner si lavora sull’evento, fino allo schiudersi dell’uovo previsto per il 30 Agosto.

Risultato: l’album è già stato piratato e reso disponibile in rete con un mese di anticipo. Perché i giornalisti scelti dalla Warner saranno pure pregiati ma non sono meno stronzi degli altri.

Fine del prologo.

Svolgimento:

i Red Hot Chili Peppers hanno realizzato 5 album tra il 1984 e il 1991.

Cinque dischi dove hanno lavorato su un concetto di fusione tra rock e musica nera che ha fatto storia e che, prima che si parlasse di crossover come di un genere codificato e popolare, si cagavano in pochi.

Stevie Wonder e Sly and The Family Stone erano, allora, la cosa più out che si potesse suonare e i Peperoncini, durante gli anni dell’ esistenzialismo tormentato, la band più sessista e irregolare del mondo.

Nel 1995 realizzano One Hot Minute, un disco figlio di un periodo difficile.

Proprio nel momento in cui tutti li vogliono, dal Lollapalooza a Woodstock, i RHCP sono sull’orlo del baratro.

La rinascita, non più creativa ma commerciale, è del 1999.

Da allora i RHCP battono cassa con quattro album che non hanno più un briciolo di innovazione, assestandosi su un banale rock da autostrada californiana con sempre meno nerbo. Insomma, i Peppers si sfilano il calzino dall’uccello e quel che mettono in mostra non è quello che ci si aspettava di vedere.

Il nuovo I‘m With You non cambia prospettiva. E’ un disco comodo, diviso tra le solite impassibili ballate (Brendon‘s Death Song, Police Station con un dolce ricamo al piano di Flea, Meet Me at the Corner, Annie Wants a Baby), qualche piccola eco del passato (Ethiopia che sembra una outtake da Uplift Mofo Party Plan, Goodbye Hooray con un virtuosissimo Flea), un funky ammiccante sempre più vicino alla pista d’atterraggio dell’aeroporto Jamiroquai (Monarchy of Roses) se non della piattaforma per elisoccorso dei Maroon Five (Even You, Brutus?) e tantissimi richiami ai Beatles adulti di Abbey Road e del doppio bianco.

Stavolta passando sulle strisce pedonali senza più il calzino sul pisello, come dicevamo. Se avete le orecchie allenate, li troverete un po’ ovunque, sparpagliati qui dentro come i pezzi di carne sulla butcher cover di The Beatles’ Yesterday and Today.  

Abissi di ordinarietà in cui si rischia di affogare e in cui probabilmente affogheremo una volta imposta l’heavy rotation a pezzi come The Adventures of Rain Dance Maggie o I Did Let You Know o Happiness Love Company.

Non ci sono più i peperoncini piccanti californiani.

Maledetto mercato globale. Maledetti marchi registrati.

 

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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