THE STROLLERS – Falling Right Down! (Low Impact)

Aprile 1999. Dopo la pubblicazione di quattro dischi in piccolo formato (tre dei Sewergrooves, uno dei Maggots e i due singoli di debutto degli stessi Strollers), la piccola e tenace Low Impact decide di dare alle stampe il primo album della sua ahimè troppo breve storia.

Sulla foto di copertina quattro capelloni in stivaletti e cinturoni vintage che ricordano i Seeds e i Chesterfield Kings.

Il revival del revival.

Mentre fuori, proprio nella loro Svezia, soffiano impetuosi i venti del rawk ‘n roll degli Hellacopters quattro ragazzoni di Örebro tirano fuori dai mercatini dell’usato qualche maglione a dolce vita e qualche giacchetta mod di velluto e si siedono a parlare delle vecchie band che circolavano in Svezia quando loro erano appena entrati alle elementari: i Creeps, gli Stomach Mouths, i Wylde Mammoths, i Crimson Shadows, i Backdoor Men, i Livingstones. Gruppi che tenevano alta la temperatura in quelle terre coperte dalle nevi al suono del miglior garage punk del decennio precedente.

La voglia di chiudersi in cantina a scaldarsi esercitandosi su qualche standard di Chuck Berry (perché tutto parte da lì, alla fine, fateci caso) e qualche vecchio numero dei Them e degli Yardbirds è inevitabile.

Hanno l’energia e l’età perfetta per una teen-band: tredici anni appena.

Si chiamano ancora Free Force e stanno tentando di mettere in piedi la garage band perfetta. Ci arriveranno nel giro di tre anni, giusto il tempo di ingaggiare un batterista stabile (Peter Kalin), tirare su un repertorio che mantenga le coordinate-chiave del garage punk svedese (organo Farfisa pressante, scariche fuzz, voce abrasiva come spugna d’acciaio, armonica incandescente) e cambiare nome rubandolo a un vecchio pezzo degli Yardbirds. Gli Strollers diventano in breve tempo i luogotenenti di un vecchio modo di concepire e suonare il garage punk, spazzato via nella metà degli anni Novanta da bands come Gories, Oblivians, Mono Men e dal loro approccio irriverente alla musica delle radici.

Due demo (una con quattro pezzi nel 1994, una con sei brani nel 1996), due singoli che aprono l’appetito, un paio di pezzi registrati dal vivo pubblicati sulla compilation del Gearfest del ‘98 e quindi Falling Right Down! registrato interamente con strumentazione d’epoca che riporta il beat-punk all’anno zero del neogarage del vecchio decennio, quello popolato dagli zazzeroni di Creeps, Tell-Tale Hearts, Yard Trauma, Miracle Workers, Stomach Mouths, Sick Rose, Thanes, Cannibals, Primates, Vipers, Unclaimed e gli altri nomi che di certo conoscete se state leggendo queste righe.

Niente è al volume adeguato nella musica degli Strollers.

Tutti i cursori sono spinti al massimo anche quando, come su Won‘t Stand It, I Saw It Coming o Memories sarebbe bastata la metà.

Il suono degli Strollers è devastato dal rumore ed esasperato dai volumi.

L’incesto perfetto tra gli Squires e i Nobody‘s Children.

Chi non sa di cosa sto parlando vada prima a comprarsi i testi sacri altrimenti, nonostante il linguaggio elementare, rischia di non capirci nulla.  

 

                                                                                                Franco “Lys” Dimauro 

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