THE CULT – Love (Beggars Banquet)

Nel 1985, dopo le ossessioni tribali, gotiche ed indiane dei primi anni, i Cult modificano il loro suono aprendolo alle influenze della cultura hippie, al rock acido degli anni Sessanta, ai flash purpurei della chitarra di Hendrix, alla simbologia esoterica. Lo spettro musicale della band inglese si allarga, come il suo pubblico.

Il suono dei Cult si fa iridescente (Hollow Man, She Sells Sanctuary), epico (Rain), psichedelico (Revolution), hendrixiano (Phoenix) o zeppelliniano (Love, Black Angel) ma soprattutto trasforma la coppia Atsbury/Duffy nella reincarnazione new-wave dei gemelli tossici Tylor/Perry. Anche se in questo caso il più tossico di tutti sta seduto dietro la batteria. Si chiama Nigel Preston ed è talmente fatto che scambia il cesso dello studio per lo sgabello del suo strumento. I Cult corrono ai ripari chiamando in aiuto il bravissimo Mark Brzesicki che contribuisce a dare al disco quell’impronta vagamente guerriera che lui ha usato nei dischi dei suoi Big Country.

Love è l’apoteosi chitarristica di tutto il post-punk inglese, un vorticoso sabba psichedelico che riadatta con astuzia il vigore mascolino di Axis: Bold as Love e Disraeli Gears alle nuove piste da ballo alternative popolate dai nipotini efebici di Robert Smith e Andrew Eldritch e dalle piccole principessine nerovestite attratte dalle suppellettili goth che fanno da corredo ai musicisti e alla grafica delle loro uscite discografiche. Un’intuizione che sdogana i Cult verso il grosso mercato: Love vende, e vende tanto. I video entrano in rotazione, Rain, Revolution e She Sells Sanctuary, i tre singoli estratti carichi di chitarre epiche e cori da estate dei fiori, entrano nell’immaginario collettivo di una musica nuovamente rituale e liberatoria, dopo anni di minimalismo concettuale ed estetico.

Love è la celebrazione del rock nella sua forma più istintiva e banale.

Per questo funziona.

È il rito domenicale dell’eucarestia celebrato dentro una cattedrale gotica.

Ian Atsbury prende il suo Ostensorio e porge la sua ostia santa.

Tutti ne prendono, credenti e non.

Ma qualcuno, lasciando le navate, non fa il segno della croce.

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

the-cult-love

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...