THE VELVET UNDERGROUND – Loaded (Cotillion)

Scongiurato il rischio di ammutinamento da parte di John Cale con l’arruolamento di Doug Yule, Lou Reed abbassa le sue difese senza rendersi conto che è proprio Doug a voler prendere in mano la ciurma e inabissare la nave dei Velvet Underground tra le onde del più banale rock americano. Se ne rende conto una volta ultimate le registrazioni di Loaded, nell’Agosto del 1970. Quando Steve Sesnick gli consegna in mano le bobine coi provini del nuovo album: è proprio allora che Lou si rende conto che quella che credeva la sua band è diventata la band di Doug Yule.

Reed non è più accreditato come il songwriter principale e l’ego di Yule esplode nel tentativo di oscurare la forza di quello che fino all’anno prima era stato il suo guru.

Doug riesce pure a coinvolgere il fratello Bill nella registrazione del disco approfittando dell’assenza per gravidanza di Moe Tucker.

È a quel punto che Lou Reed decide di abbandonare la nave.

Anni dopo ripudierà in toto quel disco, nonostante è da lì che prenderà in prestito i purosangue del suo repertorio solista: Sweet Jane e Rock & Roll, allungate a otto e dieci minuti faranno brillare l’ordigno di Rock n Roll Animal, pochissimi anni dopo.

Il suono di Loaded, assecondando i desideri di Yule e le ambizioni della Atlantic che li ha accolti nella sua piccola sussidiaria Cotillion assicurandosi i servigi della band per due album ma pretendendo una svolta commerciale che giustifichi la cifra posta in calce al contratto, ha un suono del tutto docile e inoffensivo.

Ogni riferimento alla droga e alla cultura sado/maso è stato spurgato e la musica si dibatte innocua tra l’ottimismo beatlesiano di Who Loves the Sun, il country di Lonesome Cowboy Bill, il rock ‘n roll motociclistico di Train Round the Bend, il doo-wop di I Found a Reason, gli echi southern rock di Oh! Sweet Nuthin’, il ballatone stonesiano di Cool It Down e le tristi luci da camerino che illuminano New Age.

Eppure, nonostante faccia di tutto per scontentare l’audience tossica che aveva seguito i primi passi della band newyorkese, nonostante sia stato assemblato e costruito per vendere e per lanciare i Velvet nell’overground con la speranza di lasciare per sempre le anguste, clandestine e fatiscenti strade metropolitane, nonostante suoni disintossicato e allegro come nessuno avrebbe mai potuto immaginare ai tempi di Heroin, Black Angel’s Death Song, The Gift, Sister Ray o Lady Godiva‘s Operation, nonostante si mostri appannato proprio mentre cerca di sfoggiare il suo sorriso migliore, Loaded resta un grande disco, addirittura superiore all’osannato disco omonimo che lo ha preceduto. Un albo che non accampa nessuna pretesa di avanguardia artistica, che non si porta addosso nessuna maledizione, che non vuole ridefinire nessun canone.

Un disco di canzoni. 

Voi invece che tipo di dischi preferite comprare?

 

 

                                                                                                Franco “Lys” Dimauro

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