ROSE TATTOO – Rose Tattoo (Albert Productions)

Angry Anderson non ha mai avuto il fisico da rockstar. Mai.

E accendere le luci di un palco e trovarsi davanti un nanetto calvo con i Ray-Ban™ spalleggiato da un chitarrista alto una volta e mezzo e il fisico macilento dell’eroinomane incallito, ammettiamolo, non era un grande spettacolo.

Del resto i ragazzi carini non possono suonare il rock ‘n roll.

Ma non era lo stesso ammesso che uno con la testa da nazi-skin si mettesse a capo della più capellona musica del decennio.

Neppure se aveva una voce eccezionale come quella di Angry.

E neppure se all’altro fianco ha uno dei prime-movers dell’hard rock australiano, diventato per l’occasione un abile chitarrista slide dopo aver abbandonato il basso nella sala prove dei Buffalo dopo aver registrato con loro la Rollin’ che finirà su Average Rock ‘n Roller del ’77, quando lui ha già messo su i Rose Tattoo.

Con loro Harry Vanda e George Young provano a replicare il successo degli AC/DC ma sono gli unici a credere in loro. In realtà nei primi mesi di vita sono solo due i locali che li ammettono a suonare: il Lifesaver di Bondi Beach e il Chequers di Sydney, lo stesso che qualche anno prima ha visto il debutto degli AC/DC.

Tutti gli altri locali della zona sono off-limit per loro.

I Rose Tattoo non sono simpatici a nessuno già allora.

Eppure hanno un tiro fantastico, sia quando indugiano in versioni sporche e cattive del classico pattume stonesiano (Street Fighting Man, con liriche storpiate per l’occasione, è un classico dei loro primi concerti, NdLYS) o del boogie di Aerosmith, Status Quo e Ten Years After (Bad Boy For Love, Rock ‘n Roll Outlaw, One of the Boys), sia quando accelerano come una macchina Motörheadiana (Remedy, Nice Boys, Astra Wally) oppure ancora quando si cimentano in sudice ballate figlie dell’Alex Harvey e dei Faces più torbidi come The Butcher and Fast Eddie o Stuck on You che sembrano scritte durante un amplesso. Ritardato dai problemi legati alla mancata distribuzione europea, Rose Tattoo tarda a venire stampato nel Vecchio Continente, cosa che avverrà solo quattro anni dopo, quasi alla vigilia della nuova febbre street-rock che li vedrà tra i maggiori ispiratori di bands come Faster Pussycat, L.A. Guns, Dogs D’Amour e, soprattutto Guns ‘n Roses che mettono la loro versione di Nice Boys sul loro disco di debutto battezzando un amore che verrà ufficializzato nel 1993 con le due band a spartirsi palco e groupies durante il tour australiano della gang di Los Angeles.

Chi li ha sempre bollati come degli AC/DC di seconda categoria riascolti con attenzione e ai volumi richiesti questo straordinario e sottovalutato album fino a quando le chitarre slide che scorrono su pezzi come Remedy, T.V. o Rock ‘n Roll Outlaw non gli avranno scartavetrato l’addome a dovere.

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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