THE STANDELLS – The Hot Ones (Tower)

Il flop commerciale di Why Pick On Me spinge gli Standells, su istigazione della Tower e di Ray Harris, a tentare l’assalto frontale alle classifiche tirando su un disco costruito integralmente di cover versions di pezzi da classifica. A chiusura del set c’è la loro Dirty Water, ma il resto è un autentico juke-box che mette in fila Troggs, Beatles, Lovin’ Spoonful, Kinks, Donovan, Los Bravos, Ronald Blackwell, Rolling Stones e Monkees. La band giustificherà in seguito questa scelta dichiarandola necessaria per mettere in mostra l’abilità raggiunta nella rivisitazione di diversi generi musicali ma il gioco è invece fin troppo scoperto e marpione: cimentarsi con pezzi di pregio e di sicuro impatto commerciale senza stravolgerne o personalizzarne la struttura può ridare popolarità a una band che la Tower teme possa diventare invisibile.

Tutto viene registrato in fretta agli American Recording Studios assieme al “mago” Ritchie Polodor (ad eccezione di 19th Nervous Breakdown e Dirty Water, prese dai master originali, NdLYS) e ad un Ed Cobb un po’ in disparte che prende le distanze da una operazione che trova discutibile e che sente lontana dal suo modus-operandi (che è quello di adattare le canzoni allo stile delle sue band e non viceversa). Le esecuzioni, salvo Eleonor Rigby che necessitava di un nuovo vestito d’ordinanza una volta denudata dai suoi orpelli sinfonici, sono fedeli alle versioni originali con i tre vocalist che si alternano al microfono secondo le peculiarità di ogni pezzo (Dodd ai pezzi più vicini allo spirito punk del gruppo come Wild Thing, Larry Tamblyn a quelli con maggior attenzione melodica come Sunny Afternoon e Burke dove serve meno carisma ma più humour come nel caso della favola di Lil’ Red Riding Hood) a conferma dell’ operazione strategica che si sta consumando dietro la “rovente” esclamazione del titolo e che tuttavia non riuscirà a centrare l’obiettivo prefissato.

 

                                                                                    Franco “Lys” Dimauro

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