THE DRUIDS OF STONEHENGE – Creation (Sundazed)

Non a Stonehenge ma a New York si formò la band che ai druidi del famoso sito britannico doveva il suo nome. La band era finita tra le mani di Jerry Goldstein degli Stangeloves e con la sua produzione aveva inciso questo unico album dove accanto a qualche banalità (la A Garden Where Nothing Grows scritta da Goldstein assieme all’altro ex-Strangeloves Richard Gottehrer o Forgot to begot ad esempio, NdLYS) trovano posto degli originali di prestigio (bellissima Speed dove sembra di sentire i La‘s con un ventennio di anticipo, ma anche Bring It On Home, Pale Dream ed Earthless) e qualche buona cover come la Baby Blue contesa con la Chocolate Watch Band, Signed D.C. dei Love e una versione un po’ più spenta della I Put a Spell On You che la band aveva già inciso ai Nola Studios un paio di anni prima (pubblicata assieme ad altro materiale d’archivio sempre da Sundazed qualche anno fa). L’impronta jaggeriana di David Budge e il buon intreccio chitarristico tra Carl Hauser e Bill Tracy avrebbero meritato una fortuna ben maggiore di quella che fu loro riservata. Creation continua tuttavia, a ragione, ad essere uno dei dischi più amati dai cercatori d’oro della sixties-music. Ora è il vostro turno.

 

 

                                                                                                Franco “Lys” Dimauro

the druids of stonehenge - creation 1968 front

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