IAN McCULLOCH – Mysterio (Sire)

Tre anni dopo il solitario Candleland, Ian McCulloch torna a lavorare in collettivo circondandosi di musicisti e produttori che tengano d’occhio la sua bussola e il suo calendario quando lui è troppo annebbiato dall’alcol e troppo stressato dalle pressioni della sua casa discografica. Il risultato esce nel 1992. Si intitola Mysterio ed allinea tre produttori e un nugolo di musicisti e collaboratori di prestigio (Liz Frazer che aveva già prestato la sua voce a Candleland, il leader degli Stairs Edgar Jones, Roddy Frame degli Aztec Camera, il violinista dei Luxuria Jono Podmore, Henry Priestman dei Christians, Joe Gibb dei Mission tra gli altri) che se da un lato gli assicurano il ritorno ad un suono più muscolare ed umano, dall’altra non riescono a rendere omogenee delle canzoni pregevoli ma poco organiche una volta stese fianco a fianco. Mysterio avvicina il suono di McCulloch alle ampollose e magniloquenti coreografie tanto care al vecchio compare Julian Cope ma non riesce a toccare le vette liriche che il druido riesce ancora a infilare tra un ritornello di melassa e una ballata al succo d’acero pur tentandone spesso l’arrembaggio (si ascolti la perfetta prima strofa e il modo in cui infila il ritornello su Dug For Love putroppo ammazzata da un arrangiamento che prova ad emulare le vibrazioni della  Madchester oppure il morbido giaciglio di chitarre di Magical World, il fantastico siparietto hillbilly di Pomegranate, il gioco di voci sovrapposte della filastrocca stonata di In My Head) abbandonandosi purtroppo a certa pornografia musicale (come definire altrimenti il quasi-Steve Stevens di Damnation, il brutto assolo di Close Your Eyes, le voce di Sue Quin che si dimena su Dug For Love o il beatbox che scorre lungo questa o su Viber Blue) che ne avvilisce marginalmente il senso generale. La tensione drammatica che Ian ha ben sperimentato nei dischi dei Bunnymen ma pure nelle sue prime prove in solitario è ridotta al minimo, i colori accesi e smaltati come quelli della copertina, pronti a tentare l’assalto alle classifiche grazie all’appeal radio friendly di pezzi come Heaven‘s Gate, Honeydrip e della cover di Lover, Lover, Lover, goderecce e puttane come certe donne nate per donarci il dono dell’oblio.   

     

                                                                                Franco “Lys” Dimauro

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