PETE SHELLEY – Sky Yen (Drag City)

Se è vero che molti sanno cosa fece Howard Devoto dopo la sua fuga dai Buzzcocks (anzi, più cosa fece dopo che cosa fece prima, NdLYS), in pochissimi sanno cosa fece invece Pete Shelley.

E neppure cosa fece prima.

Sia prima che dopo, sperimentò la musica elettronica più allucinata che possa venirvi in mente.

Sky Yen fu il suo primissimo esperimento in tal senso, registrato nel lontano 1974 e pubblicato solo nel 1980 per la sua etichetta personale il cui catalogo è ora in fase di ristampa per la Drag City che con certe musiche impossibili ha sempre flirtato. Pete Shelley è alla guida di un oscilloscopio con cui porta in vacanza i nostri neuroni per trenta minuti, col rischio di bruciarcene un bel po’.

Di musica qui dentro infatti non c’è neanche l’ombra. Solo una serie di cambi di modulazione e di frequenze elettroniche molto simili a quei dischi che decenni fa si producevano per “tastare” gli impianti hi-fi. Roba krauta che più krauta non si può insomma.

Come stare seduti al circuito di Hockenheim con una benda sugli occhi.

Magari il buon Pete si sarà pure divertito a suonarlo.

Noi molto molto meno a starlo a sentire.

 

                                                                      

                                                                       Franco “Lys” Dimauro

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