INDIGESTI – Osservati dall’inganno (Shake! Edizioni)

Cosa cantasse Rudy Medea dietro il muro di fuoco degli Indigesti era duro da capire, se non avevi in mano il foglio fotocopiato dal buon Stiv Valli e infilato a mano dentro ogni copertina della stampa originale di Osservati dall’inganno, anno di grazia 1985, su etichetta T.V.O.R. On Vinyl. Prezzo d’epoca: 7000 Lire.

Preistoria, si sarebbe tentati di dire, se non fosse che Osservati dall’inganno invece è un documento.

Un documento che urla.

E che come tale ha fatto la Storia, quello dell’hardcore italiano.

Insidioso, esasperato ed ermetico, anche se quelle parole missate per scelta “dentro” e non sopra la musica, fossero state registrate con le classiche due tacche di led in più. C’era qualcosa di stranamente poetico dentro le parole degli Indigesti.

Parole schizzate con una biro su un pezzo di carta come se si stessero usando un pennello e una tela.

O un rasoio e una tela, se preferite. E so che lo preferite.

Anche il disgusto vivo di quegli anni veniva rielaborato attraverso il canale dell’introspezione, a velocità stratosferica.

Una zolletta di mannitolo mandata giù per ripulire l’intestino da ogni scoria.

Ingoi indigesti.

L’Italia bruciava sotto le dita di giovani frotte di piromani.

La periferia del mondo diventava per un attimo il suo centro.

Il mondo ci stava a guardare, perchè l’hardcore italiano aveva una furia difficile da domare: la furia del branco.

Osservati dall’inganno esporta l’hardcore tricolore.

Sono concerti veloci, bruciano come bottiglie molotov.

Uno scoppio, un dilaniare di fiamme, vampate, poi solo cenere.

Ci si veste con quello che si trova, si va sul palco, lo si incendia. Si va via.

È lo stesso spirito che domina le registrazioni in studio. Dischi nati in fretta, con gente che si chiede cosa stia succedendo dietro la cabina in vetrocamera, che si tappa le orecchie sperando che tutto finisca presto. Dischi aggiustati con qualche piccolo settaggio, con qualche manopola che va su, qualche cursore che scende.

Dischi come questo.

Dodici randellate sulla schiena, dodici manganellate da togliere il fiato. Shake! lo riedita adesso con un breve spezzone di video registrato a Chicago nell’Agosto del 1986, dopo la pubblicazione del singolo The Sand Through the Green, qui riproposto e un libretto dove sono accatastati liriche, foto e ricordi.

Per chi lo ha vissuto, roba da rizzare i peli.

Gli altri non capiranno, come molti non capirono allora.

 

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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