RADIO BIRDMAN – Radios Appear (Trafalgar)

Chubby Checker gioca a fare il twist, i Beach Boys il surf.

Chuck Berry l’anatra, Ozzy Osbourne il diavolo.

I Radio Birdman giocano a fare Iggy. A carte scoperte, così da mettere a tacere le malelingue. Do the Pop: loro indicano la luna, mentre gli stolti guardano il dito.

E i Birdman gli Stooges li fanno benissimo, come dimostra subito la tellurica TV Eye che apre il loro album. Non è una cover, è un pezzo del loro cuore tirato fuori dal torace e offerto al loro pubblico, che all’inizio non va molto oltre le centinaia di disadattati che frequentano il Funhouse, il loro pub su Taylor Square.

Ma nel 1976 l’Australia non si trova dove si trova adesso.

È ancora più lontana, quasi irraggiungibile.

La deflagrazione dei Birdman è immane, ma non riesce a raggiungere gli altri continenti, almeno fin tanto che non verrà amplificata dai detonatori della scena punk. Che nella terra di Oz significa soprattutto The Saints.

Cosicchè quando Seymour Stein vola fino a Sydney per mettere sotto contratto i Saints, si porta a casa due contratti.

Uno è firmato in calce da Rob Younger e Deniz Tek e prevede una stampa di Radios Appear “riveduta e corretta” per il mercato americano.  Ma prevede pure che Tek e Pyp Hoyle mettano da parte i loro studi per dedicarsi al progetto Birdman come dei professionisti. Il “ricatto” dura poco. Come i Radio Birdman che, poco dopo la registrazione del secondo disco, sono di fatto già sciolti.

Radios Appear resta tuttavia il perno attorno cui ruota la storia del punk australiano, il nucleo atomico su cui precipitano le particelle negative che gravitano attorno all’area di Sydney e di tutta l’Australia sud-orientale.

Un disco lucidissimo e decadente che convoglia la furia della Detroit di MC5 e Stooges dentro dieci brani (dodici nell’edizione americana) sparati da un plotone di esecuzione: Book ‘em, Danno, Murder One!, come dentro un Hawaii 5-0 proiettata sulla Bondi Beach, come dei Ramones finiti nella Sin City senza grigi di Frank Miller.

I Radio Birdman suonano come se i minuti fossero contati.

Come se la bomba ad orologeria fosse stata innescata prima ancora di aver suonato il primo accordo. Come se non ci fosse tempo da perdere, come se il mondo stesse per crollare addosso, come se stessero per essere risucchiati nel maelstrom.

Come se nient’altro contasse più che suonare quelle canzoni.

Come un’impellenza.

Se non li ascoltate così, non ascoltateli affatto.

 

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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