PIXIES – Surfer Rosa (4AD)

2/3 rumore, 1/3 pop.

Non so se le proporzioni siano esattamente quelle, ma rende l’idea.

Rumore e melodia.

Ma non come i conterranei Dinosaur Jr. che in quello stesso periodo trovano il modo di seppellire Neil Young senza destare sospetti.

La musica dei Pixies vibra di un’epilessia tutta diversa.

È frenetica e nervosa ai limiti della psicosi, aspra e dissonante, beffarda e burlona fino ai confini della parodia e della demenza.

Sembrano delle scimmie che ti mostrano il culo e l’uccello mentre bighellonano da una parte all’altra della loro gabbia sputandoti in faccia le scorze d’arachide.

Davanti alle sbarre passano gli Hüsker Dü, le Violent Femmes, un sacco di piccole band garage e surf, i Devo, i Velvet.

Quando lo zoo verrà chiuso ci passeranno pure i Nirvana.

Poi Kurt salterà la staccionata e farà lo spettacolo al posto loro.

Finendo per morirci dentro, in quella gabbia.

Surfer Rosa sembra un disco di abbozzi, un album fatto un po’ per istinto e un po’ per cazzeggio. Un manuale semiserio su cosa possa essere il college-rock nei tardi anni Ottanta. Un foglietto illustrato sull’uso del Prozac.

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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