THE HOT RATS – Turn Ons (Hot Rats Records)

Vi siete accorti di niente?

Uhm….vi aiuto…..

The Crystal Ship invece che Break On Through.

Big Sky invece che You Really Got Me.

Queen Bitch invece che Ziggy Stardust.

E.M.I. invece che God Save the Queen.

I Can‘t Stand It invece che Sweet Jane.

Bike invece che Lucifer Sam.

Dunque?

Ancora niente?

Va be’….il gioco è semplice e ha una sua efficacia.

Tirare fuori dei brani su cui tutti abbiamo sbattuto il naso più volte.

Canzoni familiari, ma non troppo sputtanate.

Di quelle che sai per certo che le hai già sentite ma che mentre le risenti chiedi già al compagno di fianco il dove, il quando, il come, il con chi. 

I Supergrass (che di loro si tratta, lo sapete) insomma fanno i furbi.

E sono certo che saranno sui cartelloni di almeno metà dei Festival estivi di quest’anno.

L’anno prossimo poi nessuno se ne ricorderà più.

Ma questo non è colpa loro. Qualcuno tra voi ricorda ancora qualche side-project?

Qualcuno ricorda gli A Perfect Circle? I Brad? I Glove? I Probot?

Qualcuno spera già da ora che sarà diverso per i Them Crooked Vultures o per gli Hot Rats tra cinque o sei anni?

Ma il disco, dicevamo, funziona, anche se non rifai Bike con il campanellino della tua bici o E.M.I. senza la pernacchia conclusiva.
Spogliandole un po’ delle suppellettili che sono loro necessarie, ma non indispensabili, per vivere.

E funziona si perché Nigel Godrich, Gaz Coombes e Danny Goffey sanno il loro mestiere piegando spesso i brani alle loro esigenze (l’esempio più efficace la stravolta versione acustica e in falsetto di Fight For Your Right ma pure Damaged Goods o Up the Junction, NdLYS) ma anche perché di dischi che riescono a divertire dall’inizio alla fine non ce ne sono più. E qui il “già sentito” funziona sempre.

È come fare un puzzle coi pezzi della tua vita.

Di quando amavi Jim Morrison perché faceva fico con le ragazzine.

Di quando scopristi che i Pink Floyd avevano una vita precedente a The Dark Side of the Moon e che era migliore della successiva.

Di quando credevi negli eccessi dei Sex Pistols. Con e senza pernacchie.

Di quando ti chiudevi nella stanza a fare l’air guitar sui riff tamarri dei Beastie Boys.

Di quando ballavi le canzoni dei Cure sbavando di rossetto e saliva.

E poi, diciamocelo francamente: chi non vorrebbe poter suonare canzoni così?

I Supergrass lo hanno fatto.

Facendo un torto a nessuno e dimostrando come valgano più di tanta robaccia che oggi vi vendono su Itunes a 99 centesimi al chilo.

 

 

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

Hotrats_Turn_Ons_cover

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