DEPECHE MODE – Songs of Faith and Devotion (Mute)

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Agli inizi degli anni Novanta il blues si infila dentro le macchine dei Depeche Mode.

E ha la forma di un diavolo, come sempre.

In cambio di una popolarità che si misura adesso con concerti sold-out e record di vendite, chiede di poter stare sul palco con loro.

Anche lui ha il suo ego da rockstar. E vuole provare quell’ebbrezza.

Ne parla col gruppo e trovano un compromesso: lui si trasformerà in una Gretsch White Falcon e Martin Gore lo terrà in braccio come un lattante.

Alla band sembra un buon affare.

Si stringono la mano, brindando al nuovo decennio.

Non sanno Martin, Dave, Alan e Andy che il Diavolo avanzerà pretese sempre più grosse, pur mantenendo l’accordo pattuito: i Depeche Mode diventano la band di synth-pop più popolare del mondo, valicano i confini della musica elettronica per trasformarsi di colpo nella band più influente sulle nuove generazioni di musicisti e fan del globo, dai Nine Inch Nails agli Here, dai Fear Factory a Marilyn Manson.

La loro vita artistica tocca vertici irraggiungibili, mentre le loro vite private precipitano rapidamente verso il baratro, in un preludio di Inferno che ha il gusto perverso di una ripicca diabolica.

Mai firmare una polizza sulla vita senza leggere tutte le clausole.

Quando esce SoFaD, il 22 Marzo 1993, la band ha già i nervi a pezzi, anche se il peggio deve ancora arrivare.

Sul disco lavorano tutti, per l’ultima volta.

Compreso il diavolo, sempre in braccio a Martin Gore.

Sarà quella presenza ingombrante che la band cercherà di esorcizzare con alcuni dei brani più intensi e spirituali che abbiano mai scritto ed interpretato.

Come Condemnation o Get Right With Me, veri e propri gospel dell’era digitale.

Il suono dei Depeche Mode, ormai sempre più lontano dalla dance sciocca ed ermafrodita di I Just Can‘t Get Enough si fa virile e truce e dilania il corpo del rock dall’interno, stravolgendo le sue matrici digitali, adattando la sua intelligenza artificiale, rimodellando il proprio scheletro di plexiglass, scoprendo che gli umani affidano le proprie sconfitte a una cosa chiamata fede e i propri successi a qualcosa che chiamano devozione.

Loro provano a guardare al cielo, alzando il capo da una fenditura della roccia che li ha inghiottiti fino al collo.

Tra le braccia di Martin Gore la Gretsch White Falcon ruggisce e latra come una chimera furiosa.

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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