THE STRANGLERS – IV: Rattus Norvegicus (United Artists)

Nessuno parla più degli Stranglers. Ne’ nel bene ne’ nel male.

Così è molto plausibile pensare non manchino a nessuno.

Proprio ora che tutti provano a suonare come loro, come i Sound o come i Chameleons, delle loro ombre non c’ è quasi traccia sulle riviste, nemmeno quelle online. Curioso.

Certo curiosi gli Stranglers lo sono stati anche loro e per niente simpatici.

Forse addirittura la band meno simpatica della storia della new-wave inglese.

Razzisti e sessisti non solo a parole ma anche a fatti, tanto da mettere le mani sulle tette delle femministe che spesso manifestavano ai loro concerti e molestarle fino a vederle scappare. E per farsi rappresentare non scelgono una linguaccia come gli Stones e nemmeno un dirigibile come i Led Zeppelin ma un sorcio.

Un rattus norvegicus.

Che detto così ha pure un suo sapore epicamente nobile da saga nordica, ma che altro non è se non un topo di fogna. A lui dedicano il loro primo album, nel 1977.

Un disco strano, che suona come nessun altro uscito in quell’anno lì.

Perché, al di là dell’immagine pubblica sinistra ed oltraggiosa, gli strangolatori suonano come i Doors. Che nell’anno del doppio sette non è proprio un complimento. Per gli standard dell’epoca un assolo sovrapposto di chitarra e tastiere come quello di Sometimes che parte dopo appena 1 minuto e mezzo dal primo solco è noioso quanto quello di Light My Fire.

Difficile dar loro torto ma è su questo barocchismo ricercato ma un po’ pacchiano che gli Stranglers costruiscono il proprio stile, più avanti rappresentato dalla terribile ballata Princess of the Streets, dalle smaniose scale di synth e di sax che affollano Grip o dagli otto minuti convulsi di Down in the Sewer. Le cose migliori restano Goodbye Toulouse suonata coi nervi a fior di pelle e cantata da Hugh Cornwell con un’insolenza amorevole, il reggae balordo di Peaches, la succinta London Lady che Peter Perrett in parte userà come canovaccio per l’inarrivabile Another Girl, Another Planet e le boccacce beefheartiane di Ugly.

Gli Stranglers di Rattus Norvegicus colevano essere odiati da tutti, anche dai punk.

E il tempo darà loro ragione.

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

rattuslarge

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