SHORTY – featuring Georgie Fame (Rev-Ola)

Ci vollero i Matt Bianco, negli anni Ottanta, per far riscoprire il jazz elettrico di Georgie Fame. All’epoca Clive Powell, come risulta all’anagrafe di Leigh, è ancora giovane, avendo da poco compiuto quaranta anni (lo so, anche io venti anni fa pensavo che i quarantenni erano dei matusa imbolsiti e incancreniti dalle arterie. Poi sono passati altri venti anni e ho cambiato idea, come Roger Daltrey, NdLYS).

Il successo lo aveva visto in faccia e con un PPP degno di Sergio Leone appena maggiorenne, quando per tre anni aveva piantato pali e picchetti al Flamingo di Soho, facendosi le ossa con ogni tipo di musica nera, dal jazz al blues passando per lo ska cui lo addestra il suo sassofonista Eddie Thornton.

Uscito da lì, infila una serie di successi nella chart inglese: Yeh Yeh, The Ballad of Bonnie & Clyde, Sunny, Get Away, Try My World, Seventh Son, Peaceful, Sittin’ in the Park… Canzonette leggere e frizzanti ingombrate dal suo Hammond B-3.

Si diverte e fa divertire la Marchesa di Londonderry, da sempre affascinata dal jazz e segreta ammiratrice di Georgie dalla prima volta che l’ha visto in tivù.

Solo che quando scoppia lo scandalo e suo marito scopre la tresca e rinnega il terzo figlio avuto da lei, l’Inghilterra benpensante ed aristocratica (ovvero una buona fetta di chi compra i suoi dischi) lo abbandona. E Georgie accusa i primi fallimenti commerciali. Come questo. Un diavolo di disco registrato dal vivo con una piccola band rock-jazz che la Epic tira fuori quasi in clandestinità nel 1970, celando  chi ne sia l’autore. Il suo nome figura come featuring, su una minuscola scritta in una copertina dove invece campeggia, enorme, un occhio di un uomo di colore. Il disco non viene neppure pubblicato in Inghilterra.

Non viene indicato neppure dove il disco sia registrato o quanta gente ci sia ad applaudire, anche se si capisce che non siamo allo stadio.

Insomma, non è un disco celebrativo. Non è un live album. E non è una raccolta di successi. Non è un disco imprescindibile, però era necessario la Rev-Ola lo ristampasse e ce ne facesse dono perché è un grandissimo album dove il sound di Georgie viene convogliato su binari rock (Oliver‘s Gone) e fusion (Fully Booked), si allunga, si colora, fa le smorfie e le moine come una gatta in calore. Sempre elegante, sempre pieno di vita, mai di dolore.

Il dolore, quello vero, Georgie lo conoscerà la sera del 13 Agosto del 1993, quando è già diventato un collaboratore di fiducia per Van Morrison e Bill Wyman e un turnista di lusso per Clapton e Muddy Waters.

 

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro 

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