BAMBINI VENITE PARVULOS

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Come avviene quando tutti i grandi CEO passano lo scettro, anche per Vaticano SpA non poteva essere diversamente. C’è un momento in cui il ciclo di vita del prodotto inizia a vedere la sua fine e questo, per qualsiasi azienda, significa solo una cosa: o chiudi o ti rinnovi.

Finchè l’informazione era ridotta a radio, tv e qualche giornale di parte e i libri eretici venivano messi al rogo dalla critica, la Guida Spirituale ideale doveva essere rigorosa, conservatrice, impietosa.

Ma cosa fare quando la conoscenza inizia a diventare martellante? 

 

 

Obbligare il grande pubblico alla fidelizzazione step-by-step offerta dal bundle catechismo+sacramento andava bene ai tempi di Carosello: noi ti suggeriamo cosa acquistare perchè abbiamo in mano la verità, se non acquisti da noi te ne pentirai alla grande, la pasta Barilla non scuoce e tu finirai all’inferno.

Ma al marketing team non sfugge il problema che va concretizzandosi: il cliente si evolve, inizia a leggere recensioni e Ratzinger, per quanto bravo in Teologia, ha preso poche lezioni di comunicazione. Lo stesso ritorno della «Messa in latino» in un periodo storico in cui i giovani faticano a parlare l’italiano fu un passo falso che tolse parecchi like, e dire che sarebbe bastato sostituire le «c» con le «k», ma quando sei aggrappato alle vecchie dinamiche del mercato non puoi sperare di riproporti alla massa innovando.

 

 

Serviva l’uomo giusto, in grado di ribaltare istantaneamente i feedback negativi che intaccavano come muffe la Vaticana Reputazione. 

«Quì la strategia del rigido dittatore, signori, non funziona più. Su facebook ci stanno uccidendo a suon di fotomontaggi di Ratzinger-Gollum… e anche la nuova proposta di legge che minaccia di incarcerare chi lede l’immagine papale non ha fatto altro che aumentare dissensi e condivisioni.…»

Ci hanno dovuto pensare accuratamente, memori della viralità della giacca di ermellino con scarpetta Prada, che indignò il popolo italiano ridotto alla fame. 

Quì serve uno che si presenti al mondo con le scarpe consunte.

E arrivò in una fresca serata di Marzo.

 

Francesco ha una responsabilità di dimensioni colossali: in pochi istanti deve accattivare il grande pubblico, la prima impressione è quella che conta, non può sbagliare.

Esordisce sorridendo come il miglior Berlusconi dei tempi di Forza Italia, non rompe le palle a nessuno, saluta e spiega che viene dalla «fine del mondo», che vuole incarnare il brand di San Francesco facendo dell’umiltà la sua vision. Ringrazia per l’accoglienza, benedice il CEO uscente e fa la mossa storica: chiede il supporto del pubblico.

È chiaro il passaggio? «Non sono nessuno senza il vostro appoggio». Con una frase, il guru ha fatto sentire importanti tutti i follower, anche i simpatizzanti non ancora convinti. Impossibile odiarlo.

Io stessa, spietata anticlericale che attendevo l’ennesimo bigotto, mi sono trovata spiazzata. E vi dirò che nonostante ravvisi una strategia marketing avveniristica dietro la sua investitura, tutt’ora penso sia un uomo sincero.

 

Ma all’ombra di quest’ometto bonaccione dalle umili origini continuano a muoversi gli ingranaggi di una delle più grandi multinazionali della storia dell’umanità, detentrice di un’impressionante patrimonio monetario, immobiliare, spirituale da gestire e rimpolpare.

Abbiamo punti di debolezza da trasformare in punti di forza. E minacce, grandi minacce da trasformare in opportunità. 

 

Prima tra tutti, la questione omosessuali. Troppo denigrati dalle precedenti amministrazioni e troppo numerosi per essere trascurati. Non si può più fingere che non esistano, ebbene, che entrino in chiesa, insieme alle donne che hanno abortito, purchè pentite. 

In poche parole: entra, sei il benvenuto, ma prima firma la clausola. Non importa se non l’hai letta o se non sei d’accordo, l’importante è finalizzare il contratto e non rischiare di andare alla concorrenza. 

Una strategia di tutto rispetto: non viene intaccata la vision aziendale (anche se fino a ieri abbiamo detto l’esatto contrario, oggi sei pentito e Dio, perdonandoti, ti concede di tornare tra noi), ciò che non rispecchia il valore aziendale viene sempre e comunque condannato, ma perchè negare un condono?

 

Questione IOR: troppi scandali, troppe gole profonde. Francesco, dichiarati favorevole ai controlli della magistratura, piazza da qualche altra parte quel rosicone di Bertone (che fa pure rima) e quando si parla di milioni di euro volati in Svizzera utilizza quanto più possibile il termine «trasparenza». Fa bello, sa di puro, di pulito. 

 

 

La moralità sta in cima, mi sa che l’avevamo letta al contrario. Bisogna riniziare dalla base e visto che i bisogni fisiologici non dipendono da noi, dobbiamo essere certi che il prodotto soddisfi appieno la necessità di sicurezza, stima ed appartenenza.

Io prego per voi, so che siete poveri e intercederò per alleviare le vostre sofferenze.

Politichese D.O.C. Combattere la povertà (concetto abbastanza astruso) rientrerebbe a pieno titolo nelle possibilità di Vaticano SpA: parte del colossale patrimonio ecclesiastico viene destinato alla cultura ed alle infrastrutture affinchè il mondo intero sia alfabetizzato e possa accedere agli strumenti che lo sollevano dalla condizione di sussidiato.

 

Ma quella del sussidiato è una condizione di comodo per i paesi industrializzati, quindi c’è interesse a mantenerlo tale. E Vaticano SpA conosce perfettamente questa dinamica, non ci si opporrà mai. Al contempo non può tradire l’insegnamento dello storico founder J.C. di Nazareth a base di misericordia e non attaccamento ai beni materiali.

Quindi cosa c’è di meglio di una preghiera? Coerente e dall’efficacia sempre dimostrabile.

 

Io prego affinchè Dio risolva il tuo problema e tu in cambio devi avere solo fede. Io comunque qualcosa per te lo sto facendo, comunico in via preferenziale con colui che decide le tue sorti a prescindere, trust me, io ho il potere di intercedere per te. Se poi esaudisce la richiesta, Sia Lodato, se non la esaudisce è comunque la sua volontà, avrà avuto un motivo, torna la prossima settimana a messa e prova a richiedere udienza. Per la legge dei grandi numeri, prima o poi qualcosa arriva. E quello sarà il momento buono per ringraziare.

 

Semplice e geniale. 

 

È come il call center dell’Enel che non ti farà mai parlare con qualcuno che conta. Tu avrai sempre a che fare con una miriade di operatori che al massimo possono mandarti un modulo o sopportare un vaffanculo. Ma non hanno responsabilità. Non puoi dire che non ti ascoltano perchè lo fanno. Non puoi dire che non ti aiutano perchè lo fanno. Ma tu stai ai loro modi ed ai loro tempi. E col Creatore col cavolo che ci parli.

 

 

Cosa sarebbe successo a Galileo se tutti gli abitanti della Terra all’epoca avessero avuto un telescopio? 

Partendo dal presupposto che la fede è una questione interiore e nessuno ha diritto di mettere parola sulle opinioni altrui, certo è che bastano un paio di lezioni di marketing ben fatte per rendersi conto di come la coscienza delle masse venga manipolata per meri interessi di una delle più proficue aziende al mondo.

Basti pensare alle facce piangenti dei bambini africani nella pubblicità dell’otto per mille: peccato che di questa cifra solo il 7% sopperisce alle loro necessità, tutto il resto viene fagocitato dalla macchina economica vaticana.

 

Insomma, ben vengano le parole di speranza e positività, ma quì stiamo parlando di un business strutturato e altamente proficuo, in cui la spiritualità (che dovrebbe essere il core business) viene rimpiazzata da una materialità a senso unico.

                                                                                                      Franco “Lys” Dimauro

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THE OUTTA PLACE – Outta Too!! (Midnight)

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Uno dei dischi più devastanti della stagione neo-garage degli anni 80 venne messo fuori dalla Midnight nel 1987, quando la band che lo aveva registrato si era già autodistrutta da un po’. Si chiamavano Outta Place come un vecchio pezzo dei Real Kids ma non venivano da Boston. Erano invece cresciuti nello stesso pollaio battuto dai Fuzztones ed erano stata la prima garage band di New York a pubblicare un disco. Prima ancora dei Vipers e degli stessi Fuzztones.

Sono cinque figli di puttana che sembrano venire e andare verso il nulla.

Invece in qualche modo rimangono imprigionati in tante vicende: Blacklight Chameleons, Morlocks, Freaks, Maneaters, Raunch Hands, Optic Nerve, fino agli stessi Fuzztones che preleveranno Jordan Tarlow come chitarrista all’epoca di In Heat.

Ma la cosa che impressiona di più negli Outta Place, oltre al devastante e spiritato  martello sonoro, è la voce sguaiata di Mike Chandler. È suo, all’epoca, il miglior latrato da caveman. Robert Jelinek è Eric Burdon, Greg Prevost è Mick Jagger, Eric Bacher è Phil May e Leighton, ai tempi, è Alan Rowe (al quale ruberà pure tante altre cose, NdLYS). Ma Mike Chandler è Mike Chandler.

Canta col ghigno beffardo di un punk. Ed è l’unico che riesce a cantare Little Girl dei Syndicate of Sound con un tono più marcio e depravato di quello dello stesso Don Baskin anche se Chrissie Amphlett lo farà mettendosi le dita nella fica, proprio un annetto dopo l’uscita di Outta Too!!, facendone un hit da porno-rock.

Little Girl è chiusa qui dentro assieme ad altre sei cover: una versione speculare del precedente mini. Altre oscure reliquie sixties deturpate da questa manica di punkers che non serbano rispetto manco per i genitori, figurarsi per le canzoncine di bands sconosciute del Delaware o di Burlingame. Così arrivano, e sfasciano tutto.

È con loro che la definizione garage assume quella di garage-punk.

Non c’è adesione ai canoni, ma abrasione.

Gli Outta Place suonano con una foga da dodicenni alla prima foia.  

Come se suonare in uno scantinato della Bowery equivalesse a suonare al CBGB‘s.

Chissà cosa avrebbero potuto fare se non avessero scelto di bruciarsi nel giro di sei mesi.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

Outta Front