THE ELECTRIC PRUNES – Too Much to Dream (Rhino)

Se metti sul piatto le Nuggets, la prima cosa in cui ti imbatti è un ronzio.

Un ronzio che ha fatto la storia della musica contemporanea tanto quanto il fuzz di (I Can‘t Get No) Satisfaction degli Stones. È l’unico pezzo delle Nuggets ad avere avuto una visibilità oltre i confini dell’underground.

Lenny Kaye lo usa per aprire la sua raccolta. Ed ha ragione. L’intro di I Had Too Much to Dream (Last Night) schiude un mondo. Un mondo bellissimo.

È il mondo della musica psichedelica.

Della musica che sperimenta con l’elettronica, che crea universi paralleli, che “apre” le porte.

La musica delle Prunes è, allora, una giostra di eccentricità.

È come stare seduti su un cavalluccio volante.

E a volte pare di perdere l’equilibrio.

Altre volte, quando l’effetto delle pasticche diventa blando, ti viene il dubbio che sia tutta una messinscena. Perché pezzi come The King Is in the Counting House, About a Quarter to Nine o Onie sono di un orrore che si perdona a fatica.

Ma poi arrivano a soccorrerti pillole come Train for Tomorrow, Are You Lovin’ Me More, Sold to the Highest Bidder, Bangles, Get Me to the World On Time e il mondo ti pare nuovamente fatato.

La musica delle Prunes è figlia del suo tempo.

Passato il quale è finita per risultare inutile. Comunque mediocre.

È figlia dei pedali e dell’effettistica che l’industria musicale sta mettendo a disposizione delle giovani leve del rock underground.

Come lo sono Hendrix e i Pink Floyd.

Gente che se fosse nata quaranta anni dopo probabilmente avrebbe fatto del glitch-pop o del dubstep. E il mondo sarebbe salvo dall’incubo perenne di un The Wall suonato per intero e senza variazione di una sola nota ogni tre anni, per dire.

Il meglio di quanto hanno fatto è circoscritto al biennio 66/67, che è quello trattato per intero in questa antologia della Rhino. Che, si sa, quando mette mano su qualcosa, lo fa sempre mettendole nel posto giusto, come me quando faccio la mano morta sui pullman.

C’è dentro tutto quanto inciso per la Reprise prima della svolta mistica della Messa in Fa Minore, compreso il primissimo folgorante singolo Ain‘t It Hard/Little Olive uscito prima di entrare nelle officine di Annette Tucker e Nancie Mantz e che all’epoca non si cagherà nessuno e c’è il solito corredo di belle foto e copertine d’epoca + una bella intervista che nessuno leggerà (visto che verrà omessa dai torrent che tutti usano per scaricare la musica, anche quella necessaria, NdLYS) e in cui la band spiega anche perché venne costretta ad incidere le lordure di cui parlo all’inizio del pezzo e di come i Prunes non fossero niente più che un marchio registrato già all’indomani dell’uscita di Underground.

Qui dentro ci sono pepite e bigiotteria. E tante, troppe cose da sognare.

 

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

The+Electric+Prunes+-+Too+Much+To+Dream+-+Original+Group+Recordings +1966+-+1967+-+DOUBLE+CD-392143

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