DEXTER JONES’ CIRCUS ORCHESTRA – If Light Can‘t Save Us, I Know Darkness Will (Fuzzorama)

Nome e titolo che, assieme, si mangiano metà delle battute classiche della media delle recensioni da carta stampata.

Sarà per questo che molti ne stanno alla larga facendo dell’Orchestra la meraviglia rock europea meglio custodita.

Tanto che a qualcuno suonerà nome del tutto nuovo quando invece questo terzo album celebra i loro primi dieci anni di attività e che qualchedun altro potrebbe invece confondere col quasi omonimo gruppo australiano.

Cresciuti nel posto giusto ma al momento sbagliato, dopo che il “fenomeno” rock scandinavo era stato già appallottolato dalla stampa e dal pubblico e buttato nei cassonetti della riciclata da cui puntualmente ci sarà chiesto di riprenderlo tra qualche anno (ci hanno già chiesto di riprendere le Shop Assistants, figurarsi….NdLYS).

L’Orchestra di Dexter Jones però lavora su un concetto di rock meno furioso di quello dei circhi di Hellacopters (per restare in patria), Gluecifer o Turbonegro (per rimanere in zona “fredda”).

Più ricercato e meno d’impatto, creando ponti artistici e tracciando affinità elettive con Soundtrack of Our Lives e Queens of the Stone Age.

Altre band dai nomi prolissi, guarda caso.

Merito soprattutto delle chitarre che lavorano spesso all’unisono o comunque ad incastro o che si sovrappongono in modulazioni che mai oltrepassano la soglia del buon gusto o del rumore.

Difficile, quando si parla non di due e nemmeno di tre ma di ben quattro chitarre.

Non c’è parata da retaggio hard rock ed ovvio esercizio di muscoli, quanto piuttosto una grande capacità di piegare la tecnica al servizio dell’atmosfera, come succedeva in passato per band come Yawning Man o Masters of Reality.

Non fatevi ingannare dal suono gelido di If Bars Could Bend, il brano per organo e voce messo in apertura: il suono del disco è, come quello dei due album precedenti, un’avvolgente coperta dal groove molto southern e aria da jam session.

Acceso e brillante nella smaniosa I‘m a Dog But You‘re a Hound poi via via sempre più sprofondato nei climi bluesy e folk spaziale da Desert Sessions.

Caldo, nonostante le latitudini.

A volte è necessario fermarsi a queste pozze di acqua, quando il tuo peregrinare tra la scena rock pare una visita al museo delle cere.

 

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

dexterjonescircusorchestracover

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