THE BEASTS OF BOURBON – Box Set (Inertia)

Quando ti passa sopra la musica dei Beasts of Bourbon capisci che il blues può essere la cosa più sporca del mondo. Ma è già troppo tardi per scollartene.

Pensa dopo esserti sorbito di fila i loro primi tre album qui boxati dalla Inertia.

L’esordio dell ‘84 è uno scheletrico country suonato da vecchi cowboys internati in qualche sperduta casa di cura psichiatrica nel deserto australiano. Le sputacchiere attaccate alle pareti del refettorio sono piene di grumi di sangue e catarro. Le infermiere hanno finito il loro turno, l’accesso alla dispensa dell’alcol è libero. Sour Mash, quattro anni dopo, sacrifica i toni grotteschi dell’esordio a favore della cattiveria. Come i Pussy Galore dall’altra parte dell’Oceano, i BoB  stanno infierendo sul corpo marcio del blues e Perkins è la perfetta pantomima del supplizio come Spencer lo è dell’agonia. Una burla finita in pianto.

Black Milk raddrizza il suono delle Bestie. Le sghembe arie gotiche dei primi anni sono soffocate dalle smanie morrisoniane del leader.

Una recita, più che un delitto. Henry Landau ha lasciato casa e nel suo giardino stanno già mettendo i paletti per mettere su il tendone del Grand Guignol.

Ma dentro il suo camino c’è ancora uno stomachevole puzzo di carne e di sangue.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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