TY SEGALL – Sleeper (Drag City)

Sleeper è il Segall nella sua dimensione più onirica ed evanescente. Il Segall vittima di un dolore che non è ancora così disperato da prendere la forma di una fune ma che di corde ha bisogno comunque, per essere metabolizzato.

 

Tutti i riverberi che gremivano gli intestini dei dischi di Ty sono stati spurgati.

Il biondo ha pulito i cessi e ora si è messo ad aspettare che la candeggina evapori, appollaiato all’ingresso del letamaio.

Quello che resta sono le sei corde della sua chitarra.

Ty seduto sotto il sombrero del suo dolore (il più cocente tra tutti è quello della scomparsa del patrigno, ma non è l’unico), proietta un’ombra circolare sul pavimento. E con le sue mani improvvisa delle ombre cinesi.

A forma di Marc Bolan, a forma di Syd Barrett, a forma di David Bowie, a forma di Skip Spence, a forma di Donovan, a forma di Beck.

A forma di cappio.

A forma di angelo.

A forma di diga che crolla.

A forma di un abbraccio che vola via per sempre.

 

                                                                                                Franco “Lys” Dimauro    


sleeper1

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