EXENE CERVENKA – Somewhere Gone (Bloodshot)

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Exene Cervenka, classe 1956, ha imparato a cantare. E noi ce ne fottiamo.

Perché per Somewhere Gone vale lo stesso discorso fatto di recente per Dave Alvin (anche qui suona tra l’altro Amy Farris, NdLYS): aria di ritorno a casa.

Forse, il segno della sconfitta di una generazione: quella che credeva di cambiare volto alla tradizione (Gun Club, Blasters, X, Rank & File, Horseheads, Del Fuegos, Jason & The Scorchers, ecc. ecc.) e che invece ha finito per suonare come Dolly Parton al raduno per i bovari con il cappello da cowboy.  

Sono 14 vignette di folk che vanno dal country nazional-popolare di Trojan Horse e Why Is It So? alle derive irish di The Willow Tree e Honest Mistake che  gli yankees troveranno buone per riempire come ovatta gli ambienti domestici autunnali ma che a noi europei fanno lo stesso effetto dei canti delle mondine per i bikers.

 

                                                               Franco “Lys” Dimauro      

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THE TELL-TALE HEARTS – High Tide [Big Noses & Pizza Faces] (Voxx)

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Un branco di ragazzacci con grandi nasi e facce da pizza.

La definizione è di Gwynne Kahn, all’epoca tastierista nelle Pandoras.

In realtà si trattava della migliore mid-80’s garage band dell’area di San Diego. Lontano dall’oltraggioso teen-punk dei Gravedigger V e dalla demente violenza dei Morlocks, i Tell-Tale Hearts erano nati per soddisfare l’esigenza di Mike Stax di suonare come i Pretty Things di Get the Picture?.  

Ed era esattamente così che questi cinque figli di puttana riuscirono a suonare, per i tre anni e mezzo della loro storia: uno stordente cocktail a base di Pretty Things, Q65, Outsiders e Shadows of Knight e di altre lordure R ‘n B assortite.

Una full immersion dentro una selva di maracas, armoniche blues che tagliano come lame e riverberi da caverne troglodite.

High Tide racconta parte della storia, dal demo registrato allo Studio 517 che fece spalancare le fauci della Voxx, fino all’ultimo bellissimo 7” su Kavern7 che avrebbe calato il feretro degli Hearts nella fossa delle garage bands senza più futuro, passando per le versioni “corrette” dei classici del primo album, da uno stralcio dal live Later That Same Night (originariamente su Corduroy, NdLYS) e da alcuni estratti dal grandioso The “Now” Sound.

Spalancate le cosce al cospetto dei Re di Cuori. ORA.

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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