PEARL JAM – Vitalogy (Epic)

V per Vendetta.

V per Vitalogy.

V per Vedder.

Il terzo album dei Pearl Jam è il trionfo di Eddie Vedder. È lui il primo attore di questo disco umorale e in qualche modo straordinario. Eddie è la mente lucida e dispotica in un momento in cui gli equilibri all’interno del gruppo sembrano incrinarsi. E’ il momento del risveglio etico e politico di Vedder, della sua ferma posizione avversa nei confronti di Ticketmaster che porterà all’allontanamento di Abruzzese, l’attimo infinitamente lungo e pesante in cui una band partita dal nulla si ritrova a dominare il mondo e si chiede quale debba essere il messaggio da lanciare, quale debba essere il suo ruolo, il suo compito, il suo obbligo morale nei confronti di un pubblico diventato numericamente abnorme.

L’attimo in cui i Pearl Jam si trasformano negli U2 e Vedder in Bono Vox.  

Un momento di confusione e di ridefinizione dei ruoli che ben si avverte nella scaletta di Vitalogy, ricco di tracce sperimentali, di incompiute e di frammenti incomprensibili. Non solo al pubblico, ma pure agli stessi musicisti i cui sfoggi solistici sono ridotti al minimo rispetto alla prosopopea solenne e monumentale di Ten. Musicalmente è un disco slegato ed emotivamente scostante con un attacco frontale degno dei Damned migliori come Spin the Black Circle e dall’altra una ballatona pop come Better Man destinatata in un primo momento a Greenpeace e poi inserita su insistenza di Brendan O’Brien sull’album.

Tra queste due anime, Vedder si muove inquieto e smanioso indagando sulla  propria identità di artista e di band violate da un’attenzione dei media e del pubblico esorbitante (le poche parole di Pry, to e Bugs sono al limite della mania di persecuzione), interrogandosi su come colmare l’enorme paradosso che obbliga la sua band a trovare un canale di comunicazione con i propri fan senza aver risolto l’incomunicabilità che invece regna in studio e dietro il palco. 

Eddie ha paura di cadere dal piedistallo dove qualcuno lo ha messo. E ha il terrore di precipitare nella stessa buca del suo amico Kurt Cobain. Vitalogy è un disco che fotografa la band sul ciglio dello strapiombo.

Adesso, per salvarsi, occorre sterzare a destra.   

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro 

 

PearlJamVitalogy

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