GORDON GANO AND THE RYANS – Under the Sun (Yep Roc)

La tentazione era forte e, perdonatemi, anche io ho ceduto alla banale lusinga di immaginare Brian Ritchie e Victor DeLorenzo imbracciare i loro strumenti acustici al posto dei fratelli Ryan e intonare il loro vecchio, sghembo folk ubriaco sotto la voce di Gordon Gano. È accaduto dopo una trentina di minuti, a disco ormai lanciato, quando lo scioglilingua bislacco di Oholah Oholibah e la filastrocca emofiliaca di Red hanno sviscerato suggestioni dei tempi che furono, con le Femmes sui palchi delle coffee-house di Milwaukee.

Ma Under the Sun non è un disco delle Femmes, è un disco di Gordon Gano, Billy e Brendan Ryan, è un album nato nella metropoli di New York City e su cui aleggia, oltre all’ovvio fantasma delle Femmes, lo spirito dei Talking Heads il cui marchio è impresso sui tratti nervosi di Wave and Water e Judge to Widow.

Un’ammirazione ricambiata in passato con la produzione targata Jerry Harrison per The Blind Leading the Naked delle Femmes e per Life Begins at 40 Million dei Bogmen, l’altra band dei fratelli Ryan e con l’ invito rivolto a Gano di sostituire David Byrne per l’ultimo disco degli Heads.

Chi cercasse l’anarchia dei primi dischi delle Femmes sappia dunque che qui non ve ne è traccia. E del resto chi si professa musicalmente anarchico dopo i 40 anni o mente spudoratamente, o è Julian Cope.  

Ecco, Gordon Gano non è Julian Cope. È un tranquillo americano di mezza età che si diverte ancora a giocare con le sue ossessioni, che ha da tempo perso l’humour nero e sente un urgente bisogno di tornare a casa, quando mette il naso fuori di casa o quando si è spappolato i coglioni di vedere solo aule di tribunale e studi legali e guardare in cagnesco il suo vecchio allampato compare Brian

(http://news.justia.com/cases/featured/new-york/nysdce/1:2007cv07269/311543).

Difficile stare sulla terra, come lui stesso dice sulla bellissima e dolente Here As a Guest, ballatona un po’ retrò come il Cave di The Good Son. Ma Under the Sun, al di là del benaugurante titolo prova, per tre fette di orologio, a farcelo sembrare un posto migliore, col rockabilly di Way That I Creep, le sincopi reggae di Still Suddenly Here, il funky spastico di Wave And Water, il doloroso incresparsi del piano sulla title track, lo strampalato boogie di Red e la banalità rassicurante di marcette country rock come Hired Gun o Better Than You Know.

Non l’avrei mai detto.

Alla mia età….re-innamorarmi di Gordon Gano…..

E invece….

R-E-D spells Red, spells Red.

 

                                                                                              Franco”Lys” Dimauro

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