LLOYD COLE AND THE COMMOTIONS – Rattlesnakes (Polydor)

Quando cresci con certi dischi, è difficile scrollarteli di dosso.

Ecco, Rattlesnakes e Lloyd Cole furono una delle mie ossessioni di quel lontano 1984, assieme all’esordio degli Smiths.

Un’affinità di gradimento che era in qualche modo specchio delle molte analogie stilistiche tra le due bands, all’epoca dei rispettivi debutti: il gusto ricercato per il jangle-pop di matrice Byrds di Johnny Marr e Neil Clark, l’amore per certe arie retro-pop, l’ironia beffarda e arguta dei testi imbastiti da Lloyd Cole e Morrissey erano in qualche modo speculari.

Ma, a rischio di far arricciare il naso ai fanatici degli Smiths, dirò che l’esordio dei Commotions è, a confronto con quello dei “fratelli” di Manchester, una spanna sopra.

Uno scarto che diventa ancora più marcato se lo si confronta con la prima versione di The Smiths, quella prodotta da Troy Tate e ancora orfana delle attenzioni di John Porter.

C’è, tanto per cominciare, la voce di Lloyd.

Laddove The Smiths sfoggia un cantato monocorde, nasale e annoiato come quello di Morrissey arrivando sino al paradossale e irritante falsetto di Pretty Girls Make Graves e Miserabile Lie, Rattlesnakes sfodera quella armonicamente carezzevole e modulata su tonalità basse e cautamente grevi da crooner del signor Cole.

Ci sono poi gli arrangiamenti. Che sono una roba che gli Smiths cominceranno ad usare solo da Meat Is Murder in poi, lasciando (volutamente?) del tutto scarna e asciutta la musica dei loro primi lavori e che invece colorano già la musica dei Commotions (che commetteranno di lì a breve l’errore opposto eccedendo nella “posa” delle rifiniture coprendo quasi del tutto il colore naturale della pietra, NdLYS) grazie alle partiture orchestrali di Anne Dudley (che, forse in pochi lo sanno, fu una delle artefici del progetto Art of Noise, NdLYS) che si adagiano su brani come la title track o Patience ma anche all’aria campestre di un roots-rock come la bellissima Four Flights Up tutta gonfia di fisarmoniche e di chitarre che suonano come mandolini (su un canovaccio da musica rurale che gli Smiths impareranno a sfruttare in pezzi come Rusholme Ruffians, Nowhere Fast, Death at One’s Elbow abbinandola al vecchio amore di Marr per Bo Diddley e il rockabilly anni ’50, NdLYS) e impreziosita da versi tipo

sei arrivata in città su una scassata macchina alla Grace Kelly/

e ti atteggiavi come un’amica di Truman Capote/

sembravi proprio quella che eri/

perché è quello l’unico fascino che hai”.

Una galleria di personaggi degni del catalogo di Lou Reed (uno dei pochi autori americani di riferimento, assieme a Tom Verlaine, per la scena jangle-pop inglese di quegli anni, dai Daintees agli Aztec Camera passando per Jazz Butcher, NdLYS): c’e la Louise dalla pelle perfetta che somiglia a Greta Garbo di Perfect SkinJulie e Jim a bordo della Speedboat, la Jodie che sembra Eva Marie Saint su Fronte del Porto, legge i romanzi femministi di Simone de Bauvoir e ha bisogno di un fucile per difendersi da tutti i “serpenti a sonagli” e tutta “the rest of the crew” (per dirla con le parole di Ronald, l’autore di novelle che fa da voce narrante ai personaggi di Speedboat).

E anche dal punto di vista squisitamente chitarristico, pur senza voler sminuire il genio di Marr, dobbiamo notare come Rattlesnakes mostri una fluidità e fantasia che ancora manca ai giovani Smiths. Se infatti Marr usa ancora per costruire le esili impalcature delle sue prime canzoni pattern semplici e ripetitivi, Neil Clark sfodera già un ampio ventaglio di cristallini arpeggi byrdsiani di gran classe (Perfect Skin e Rattlesnakes su tutti ma anche Down On Mission Street e Charlotte Street) e morbidissime trame acustiche (Are You Ready to Be Heartbroken? e 2CV) che ne fanno il vero riff-maker della giovane Inghilterra di quell’anno.

Una verve troppo presto ingrigita da un manierismo sempre più crudele.

Un disco che non avrebbe lasciato eredi. Non dallo stesso padre, perlomeno.

 

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

Lloyd+Cole+-+Rattlesnakes+-+LP+RECORD-361241

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