AREA international POPular group – Arbeit Macht Frei / Caution Radiation Area / Crac! / Maledetti (Cramps)

Tra le cose che fanno male, alcune fanno più male di altre.

Gli Area hanno fatto male, malissimo.

Senza abusare di retorica, strisciando sottili.

Fuori dalle righe, cani sciolti che ancora oggi nessuno osa far rientrare in alcun recinto. Troppo veri per essere una cartolina degli anni Settanta da mostrare in tivù.

Gli Area non rappresentavano gli anni ‘70, ma ERANO gli anni ‘70.

Unico gruppo italiano specchio dei propri tempi. Capace di confrontarsi con la politica e le avanguardie musicali occidentali e mediterranee, orgoglioso di iniziare la carriera tra le teche futuriste della Biennale di Parigi, proseguirla negli ospedali psichiatrici e chiuderla tra i sacchi a pelo di Parco Lambro.

Arbeit Macht Frei è il coraggioso titolo che inaugura il catalogo del Frankenstein verde. Un disco politicamente e socialmente schierato, sin dalla cover che anticipa i CCCP di tre lustri e dalla pistola di cartone ficcata dentro il disco e finalmente nuovamente disponibile in questa ristampa che celebra il triste trentennale della scomparsa di Demetrio Stratos.

Musicalmente l’impronta prog-jazz è fortissima. Ma è una Canterbury che plana sull’Anatolia, tra Cipro, Efeso e Smirne.

Caution Radiation prosegue accentuando i deliri cacofonici del gruppo e le imprese vocali di Stratos. C’è la volontà, perseguita tenacemente, di strafare, di infastidire il pubblico e l’ascoltatore. C’è il jazz violentato dal rock che molti impareranno a chiamare fusion, c’è l’urlo politico e il richiamo forzato alla memoria (Lobotomia), il raccapriccio urbano e orwelliano e il rifugio etnico.

Crac! svela sin dalla copertina la sua anima “pop”. L’anima contorta degli Area è circoscritta ai due minuti conclusivi di Area 5 mentre escono fuori piccoli inni declamatori e partigiani come Gioia e Rivoluzione o L’elefante bianco.
Lingue lunghe e menti lucidissime (oltre che musicisti spaventosi, NdLYS) gli Area scardinano infine con Maledetti ogni regola, facendosi portavoce di un estremismo musicale ed dottrinale che li elevò a bandiera culturale ed emblema di un malessere generazionale e sociale che da lì a poco sarebbe esploso in tutta la sua rabbia. Il femminismo estremo e deciso di Scum e l’incedere dislessico di Evaporazione sono solo due dei perni su cui ruota il concept di un disco che ancora oggi disarma per la lucidità brillante di cui è imbevuto, così “maledettamente” avanti da essere ancora, a 2000 ormai inoltrato, avanguardia pura.

Un plauso alla Cramps per averci restituito tutto senza l’ausilio di inutili supplementi se non gli storici gadget dei tempi gloriosi.

 

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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