LOU REED – New York (Sire)

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Nel 1989 Lou Reed si riappropria della sua città.
Lo fa con un album diretto ed intenso, segno di una ritrovata ispirazione e di un placato tormento personale ed artistico.
Un disco essenziale, inciso nella stessa sequenza con cui verrà pubblicato.
Lou ha perduto Warhol ma ha ritrovato il vecchio amico John Cale. Un abbraccio temporaneo che si concretizzerà proprio al termine delle registrazioni di New York con l’incisione di Songs for Drella.
Ma soprattutto, ha ritrovato se stesso. Nelle contraddizioni della sua amata metropoli e nello squallore dei suoi ghetti che marciscono all’ombra dei grattacieli.
La città infinita dove tutti sono comparse e nessuno è protagonista, neppure lui.
La città dove tutti sono liberi e tutti sono prigionieri.
Ascoltare New York è come fare un giro in auto assieme a Lou.
58 minuti dentro una scatolona di latta poggiata su quattro cerchi di gomma.
Il muso che spinge avanti nella giungla di semafori lampeggianti e le colonne di vapore e Lou che parla con la sua voce da orso mentre indica un marciapiede, un sottopassaggio, un cortile, una scala antincendio, un ponte, il letame del fiume Hudson, Manhattan, la Statua dell’Intolleranza, la chiesa di San Patrizio.
Sam, Romeo, Susie, Bogart, Sam Leslie, Jeff Rita, Reg, Ethel Bunny, Reg, Tom, Marlon, Carrie, Mo, Jill, Winny, Fran, Jet Boris, Bono, Lucy, Mr. Waldheim, Romeo Rodriguez, Bill, Mike Tyson e infine Andy.
Per l’ultima volta. Sbattuto e malconcio.
La sua ultima tentazione raffigurata dentro una cosa straordinaria come Dime Store Mistery.
Gli occhi di Lou sono carichi di amore, di rabbia e di disincanto.
New York descrive la città che esce dalle macerie del reaganesimo. E viene pubblicato, un po’ per caso e un po’ per una straordinaria congiuntura temporale, dieci giorni prima dalla caduta dell’impero di Ronald Reagan, ovvero la simbolica fine degli anni Ottanta.
Un disco che è una pioggia di parole, come si conviene ad un disco di Lou.
Ma è anche un acquazzone di chitarre urbane e un vortice possente di basso e batteria ossequiose al carisma del poeta benedetto della Grande Mela.
Quante altre parole dovremo ricordarci per dire al mondo che sei stato qui e che noi eravamo con te, Lou?
E se Allah ha buttato giù due torri, quante ne ha buttate giù il nostro Dio?

 

Franco “Lys” Dimauro

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