BLACK SABBATH – Black Sabbath (Vertigo)

Lieve cade la pioggia, i veli dell’oscurità avvolgono gli alberi anneriti, che, contorti da qualche invisibile violenza, lasciano cadere le loro stanche foglie e piegano i rami verso una grigia terra di ali di uccelli troncate, in mezzo ai campi i papaveri sanguinano di fronte ad una morte gesticolante e giovani conigli, nati morti nelle trappole, stanno in piedi senza muoversi come se fossero guardiani del silenzio che circonda e minaccia di inghiottire tutti coloro che vorrebbero ascoltare.

Muti uccelli, stanchi di ripetere i terrori di ieri, si stringono assieme nei recessi degli angoli bui, le teste scostate per non vedere il cigno nero, morto, che galleggia a pancia in su nell’incavo di una piccola pozza d’acqua.

Emerge da questa pozza una debole e sensuale nebbia che si fa strada verso l’alto per carezzare i piedi scheggiati della statua del martire senza testa il cui unico successo fu di morire troppo presto e che non vedeva l’ora di essere sconfitto.

La cataratta dell’oscurità si forma completamente, comincia la lunga nera notte, ma ancora accanto al lago una giovane donna aspetta, non vedendo, essa stessa crede di non essere vista, sorride debolmente ai rintocchi di una campana lontana e della lieve pioggia che cade.

Poi la puntina sprofonda pigra sui solchi. Ed ecco apparire quei rintocchi e quella pioggia che lacrima da un cielo plumbeo e greve nel fragore di un temporale  bagnando il mantello della sagoma ferina e bidimensionale di strega che domina la brughiera di Mapledurham scelta con intuito fenomenale da Marcus Keef per rappresentare l’ingresso nella storia del Sabba Nero. Il suo volto pallido e totalmente inespressivo, è la rappresentazione gotica del suono gelido del gruppo di Birmingham destinato a mutare per sempre la traiettoria dell’hard rock. Asfissiante e granitico. Tombale.

E’ il nubifragio più famoso e sinistro della storia del rock.

Dante e Virgilio varcano le porte dell’Inferno per non uscirne più.

Seppure le “simpatie sataniche” e i riferimenti esoterici non fossero affatto novità nel mondo del rock, è proprio con questo album nella sua interezza (grafica, testi, musica, titolo, simbolismo, immagine, data di uscita) che il gioco diventa non solo scoperto ma ostentato. Esibito nel suo raccapricciante richiamo verso la morte con un fanatismo esasperato e teatrale ma, ed è questo che lo rende terribile, sincero. 

C’è un universo di paura ed orrore che si nasconde dietro le mura di quel mulino che inghiotte le acque stagnanti dell’Oxfordshire. Un mulino che macina sgomento e vomita fuori otto canzoni agghiaccianti e sepolcrali, registrate in una sola fredda giornata d’autunno e ispirate, nelle liriche e nelle ambientazioni, alla letteratura fantastica ed esoterica di Lovecraft e Tolkien.

Musicalmente, siamo alla completa disidratazione del blues, alla compiuta scheletrizzazione delle sue strutture musicali (la pentatonica blues rimane il perno della struttura armonica dei solo di Iommi), all’evocazione sinistra del male attraverso l’uso di artifici tonali sinistri divenuti l’abbecedario di tutto il doom a venire.

Ma qui siamo all’Anno Zero.

Alla prima concreta ed attendibile manifestazione del Male attraverso i solchi di un disco. Non più una semplice e discutibile percezione uditiva, una pareidolia acustica sfuggente e subliminale ma un’iperamplificata vibrazione runica di raggelante efficacia diabolica.  

 

                                                                                                Franco “Lys” Dimauro

images

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...