A.T.R.O.X. – Falls of Time (Spittle)

20 Novembre 2010. Interno notte.

Sulle frequenze di Radiouno, all’interno di Stereonotte, sta andando uno speciale sulla musica elettronica. Ospite in studio un giornalista di Rumore da un paio di anni convertito alle musiche digitali.

La conduttrice invita gli ascoltatori a mandare proposte, domande, curiosità. Mando un sms al 335/6992949 chiedendo se qualcuno si ricorda degli A.T.R.O.X.

Il messaggio viene ignorato: forse non sanno di cosa sto parlando.

Non mi stupisco. Per venticinque anni nessuno si è più ricordato di loro, se non pochissimi fanatici della new-wave elettronica degli anni Ottanta e la redazione di Raro! che nel 1984 rispolvera la storia della band sull’onda emotiva della ristampa digitale di Water Tales

Gli A.T.R.O.X. facevano dunque parte dell’Italia invisibile e in quanto tali destinati all’oblio perenne.

La notizia dell’uscita di questo doppio CD della sempre più attenta e spregiudicata Spittle Records invece rimette tutto in discussione.

Falls of Time arriva a sorpresa ed è l’opera omnia della band di Piacenza.

Non solo i loro due album ufficiali (The Night‘s Remains e Water Tales) ma pure l’EP commissionato da Contempo e inabissatosi proprio assieme al naufragio della storica etichetta toscana e che adesso intitola l’intera raccolta e la primissima demo del 1981 sono allocati qui dentro.

A.T.R.O.X. nascono a Piacenza nei primi anni Ottanta come gruppo influenzato dalla new-wave sintetica di San Francisco. Quella di Tuxedomoon e Residents, tanto per capirci. Francesco Paladino (Atrox era il soprannome che si era meritato a causa della sua voce “atroce”, NdLYS), Massimo Marchini e i fratelli Pier Luigi e Alberto Andreoni, sotterrata l’esperienza de La Pattona, sacrificano le loro identità per consegnarsi ad un’entità suprema e collettiva: l’A.T.R.O.X. appunto. È lui, l’A.T.R.O.X.. a suonare tutto sul loro disco di debutto: basso, armonica, drum machine, bongos, flauti, accordion, xilofono, sax, sintetizzatori, voce, chitarre, tastiere giocattolo, campane, nastri. Ed è pure lui a produrre il disco, stavolta facendosi in due: A.T. e R.O.X.

Il disco esce nel 1982 per la Trinciato Forte racchiuso dentro una foto di notturno metropolitano scattata da Franz Soprani (adesso affermato fotografo e allora appena uscito dalla prima line-up de La Pattona, NdLYS) e concettualmente costruito attorno ad un minimalismo sintetico e algido dentro cui si incuneano gli elementi ludici del suono-giocattolo e i filtri vocali del vocoder.

Oggi pura archeologia, all’epoca se non proprio avanguardia, di sicuro un suono moderno, figlio del suo tempo e degli spazi metropolitani dentro cui veniva concepito.

Water Tales esce due anni dopo per Contempo.

Lo scenario stavolta diventa quello subacqueo, in un disco pensato come concept e costruito con una maggiore attenzione ai particolari con l’innesto di un quinto musicista (Marino Benvisi, autore dell’onirico arpeggio di apertura) e il ricorso all’uso voci esterne (una allora giovanissima Raffaella Arzani e Gordan Knowles) senza tuttavia apportare modifiche sostanziali al suono della band con i consueti riferimenti alla musica dei Tuxedomoon (Tuxedo viene battezzata pure la birreria aperta in quel periodo dai fratelli Andreoni e lo studio di registrazione privato dove Pierluigi rifinirà i dettagli dei suoi progetti più recenti, proprio in collaborazione con Blaine L. Reininger della band americana, NdLYS) in pezzi come The Warm Current, In the Playtime, Frosting of Cloudless Night, To the Nile‘s Delta.

L’etichetta resta soddisfatta dall’accoglienza riservata al disco dalla stampa di settore. Crede nel gruppo. Però crede anche che forse accontentarsi del “premio della critica” non è il massimo per sanare i deficit di cassa. Così propone al gruppo qualcosa di più vendibile. Qualcosa di cantato. Che abbia la freddezza dei synth ma che la gente possa identificare, se non proprio canticchiare.

La band accetta per metà: pubblicheranno un 12” con una pop song elettronica su un lato riservandosi una seconda facciata più consona al loro lato sperimentale.

Ma, a master pronto, la Contempo dichiara fallimento e la band non se la sente di ricominciare nuovamente da capo e sceglie il suicidio. L’acetato di quelle sessions rimarrà nei cassetti di Francesco Paladino per decenni, fino all’uscita di questo disco di cui Paladino cura pure le note di copertina.

Che raccontano tutto quello che vi ho detto io.

Una storia di un’Italia invisibile.

Però almeno oggi salvata dall’oblio.

 

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

R-2762536-1299917567

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4 thoughts on “A.T.R.O.X. – Falls of Time (Spittle)

  1. Francesco Paolo Paladino è un personaggio geniale, un artista, uno sperimentatore tout court. Ha fatto cose strepitose e mantenuto sempre il basso profilo dei veri grandi indipendenti, dei veri outsider. Ci voleva questa uscita, davvero interessante.

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