DESTROY ALL MONSTERS – Bored (Cherry Red)

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Nati nel ‘73 come band sperimentale di fusione tra rock visionario e jazz mutante figlio di Sun Ra con tanto di sax e violino cangianti, i Destroy All Monsters si sarebbero convertiti a una più convenzionale rock band col rientro in patria, dopo il fallimento dei suoi New Order, del mitico Ron Asheton. Sarà la sua chitarra a sostituire le bizzarre architetture spaziali dei gemelli Miller (poi finiti negli Xanadu) con i rottami del rock elettrico e decadente generati dallo schianto degli Stooges di Raw Power. Con lui, il motordriving bass di Michael Davis degli MC5. Davanti a loro, la figura oscura ed erotica di Lynn “Niagara” Rovner, velenoso ragno metropolitano. Bored raccoglie i loro fondamentali 3 primi 7″ e l’inedita Goin’ to Lose. Fottetevene del documento storico e delle chiacchiere e mettetevi dentro questo disco per l’aria malsana di pezzi come You’re Gonna Die e Bored.

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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DAVID BOWIE – Space Oddity (Philips)

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Disillusione e dolore sono i temi dominanti del secondo album di David Bowie, il disco con cui Bowie cerca di esorcizzare la perdita del padre, la rottura del rapporto con Hermione Fathingale, il risveglio dal sogno hippie in cui la sua generazione aveva creduto fino in fondo. Un lavoro pieno di chitarre acustiche, flauti e clavicembali che si colloca al crocevia tra folk e progressive, imbevuto di un romanticismo stralunato che lo avvicina a Dylan ma anche ad Arthur Lee (An Occasional Dream) e che affronta il tema della solitudine.

Una solitudine immensa e cosmica opprime anche il volo del Major Tom raccontato sulla famosa Space Oddity pubblicata dalla Philips con tempistica astuta in concomitanza col lancio dell’Apollo 11. Seppure l’innesco dello stilofono e la produzione di Gus Dudgeon la allontanino dal clima generale del disco, la canzone è impregnata da un senso di perdita e di isolamento che, vista l’ambientazione scelta per la sua rappresentazione, assume contorni cosmici. Il resto del disco, prodotto da Tony Visconti ha invece un clima decisamente più terreno, a volte addirittura agreste o bucolico che si riallaccia al nascente revival folk che in quegli anni si afferma grazie a formazioni come Fairport Convention, Strawbs, Pentagle, Incredibile String Band e autori di pregio come Donovan, Cat Stevens, Ralph McTell, Roy Harper e che influenzerà in maniera subdola eroi della psichedelia trasversale anglossassone degli anni Ottanta come Paul Roland e Julian Cope (il commiato di Bowie dal movimento hippie di Memory of a Free Festival avrebbe potuto stare su Droolian senza creare scandalo, NdLYS).

Alla fine della strada, i ragni di Marte lo attendono per accompagnare Bowie nel lungo viaggio degli anni Settanta.

 

                                                                                    Franco “Lys” Dimauro

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AA. VV. – Beretta 70 (Crippled Dick Hot Wax)

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Il mustazzo più intoccabile cui il disco è dedicato è, ovviamente, quello di Maurizio Merli, eroe assoluto dei poliziotteschi italiani degli anni ’70. Uscito indenne dai proiettili della criminalità organizzata di Roma, Torino, Corleone, Napoli, Milano, Brooklyn e stroncato da un infarto mentre giocava a tennis a soli 49 anni.

In realtà dentro Beretta 70 fanno le loro comparsate anche altre icone armate e più o meno baffute di quel periodo: Fabio Testi, Franco Nero, Cristopher Mitchum, Franco Gasparri, Claudio Cassinelli, Stuart Whitman. Sembra di vederli sfrecciare sulle loro Giulietta man mano che dalle casse vengono fuori i temi che ne sottolineavano le sgommate sulle pellicole di quegli anni e che, anche decontestualizzate dal loro intento primario, affascinano per il buon gusto che le arredava. Si tratta per lo più di groove funky come quelli in voga in quel periodo mescolati all’occorrenza con qualche sapore popolare (la Folk & Violence di Franco Micalizzi dal sapore partenopeo, il crescendo orchestrale de La polizia ha le mai legate che evoca i paesaggi liberty della Torino rappresentata nell’omonimo film). Una stupenda capsula del tempo che pare funzionare anche a rovescio (l’attacco di Mark a cura di Adriano Fabi e Sammy Barbot sembra un fantasma della Don‘t Stop ‘til You Get Enough di Michael Jackson che uscirà solo quattro anni dopo così come l’arpeggio di Life of a Policeman ricorda tantissimo quello che i Clannad useranno per In a Lifetime, NdLYS) e che, se per chi come me ha ciucciato dalle tette dei film italiani di quel periodo è difficile dissociare dalle immagini degli inseguimenti e degli omicidi di quelle pellicole, per i più snob che non sanno nemmeno di cosa stia parlando ha comunque un altissimo valor proprio grazie a piccoli capolavori di ambientazione sonora come New Special Squad, Goodbye My Friend, La via della droga, Summertime Killer, Nucleo antirapina, Blazing Magnum, Driving All Around.

Gli eroi, oltre ai poliziotti, sono ovviamente i fratelli De Angelis, i Goblin, Franco Micalizzi, Stelvio Cipriani e gli altri che hanno reso grande una delle migliori e più sottovalutate scene musicali italiane.

Erano gli anni del piombo e della diossina.

Ma erano sempre meglio dei veleni che ci intossicano adesso.

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

 

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