SUPERFLUI – Back Up # 6 (AUA)

Se esiste, e vi assicuro che esiste, un’ETICA della bassissima fedeltà, allora i Superflui di Ascoli Piceno c’erano dentro fino ai capelli. A ben guardare non c’era, nell’Italia edonista e falsa degli anni Ottanta, nulla di più vicino, attitudinalmente, alla no-fi culture profetizzata da Tim Warren nella sua crypta di quanto emerso dalla cantina di Fabio Fabiani e dei suoi compari. Deraglianti, primordiali e lascivi, i Superflui violentavano il punk elettrico delle sixties bands americane con la stessa furia che aveva portato queste a stuprare il beat approdato a loro sulle navi salpate dalla Terra di Albione, con la stessa identica turpe innocenza generatrice di barbarie come quelle di combos quali Unrelated Segments, Stoics o Nobody’s Children.

Era l’intuizione primitiva dei Morlocks che investiva, deviandola, la mente di quattro teenagers debosciati sepolti nella periferia dell’impero. Chi storcerà il naso per la resa sonora di questo prezioso documento quindi, sarà tanto lontano dall’anima dei Superflui che stento a credere stia leggendo queste righe.

I Superflui erano una band senza immagine e, quasi, senza volto, proprio come tante delle misconosciute gangs dei mid-sixties evaporate artisticamente dopo pochi mesi di vita e poi ripiombate vent’anni più tardi su raccolte come Glimpses, Open Up Yer Door o Boulders.

Dei teppisti, tutto sommato. Quindicenni frustrati che depredavano gli archivi dei perdenti del rock ‘n’ roll e ci pisciavano sopra, insolenti e dispettosi.

Era l’altra faccia del garage punk italiano, lontano dai caschetti spioventi, dagli stivaletti a punta, dal filologismo storico, dal vampirismo vintage.

Sceglieva di non apparire. Esisteva, e tanto bastava.

Back Up mette ora mano sul materiale disseminato da quei giovani bastardi su rovinosissime cassette al ferro per ritirare fuori l’essenza di quel suono, lo spirito teen che trovava nell’imperfezione tecnica la sua sfida al mondo adulto, al suo perbenismo misurato anche dal dettaglio messo a fuoco, al suo rassicurante, ordinato magazzino di formalismo estetico. Questo è uno sputo sul vostro vestito, e non c’è detersivo che possa tirarlo via.

 

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

p-superflui

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