NICK CAVE AND THE BAD SEEDS – Tender Prey (Mute)

Tender Prey registra un nuovo avvicendamento tra le fila dei Bad Seeds con l’innesto in formazione di Kid Congo Powers e Roland Wolf e l’allontanamento di Barry Adamson. Registrato tra Londra e Berlino, il quinto album di Nick Cave si dibatte tra l’espiazione del peccato e la richiesta disperata di una redenzione ultima e definitiva. The Mercy Seat, probabilmente ispirata dal set di Ghost (of the Civil Dead) cui Nick partecipa in veste di attore proprio nello stesso periodo, ne rappresenta il leit-motiv di apertura: un catartico, esasperante, ossessivo, pirotecnico e parossistico crescendo musicale che sottolinea un assillante e soffocante ripetizione lirica di un infinita ultima preghiera di un condannato a morte sul suo trono elettrico: E il trono di misericordia attende, e credo che la mia testa stia bruciando. E, come dire, ho una gran voglia di farla finita con questa ignobile prova della verità. Occhio per occhio e dente per dente. E in ogni caso ho detto la verità, anche se adesso ho paura di aver detto qualche bugia.

La ricerca ossessiva di una cura per i propri peccati giunge qui al suo culmine estetico.

Per il pezzo successivo mutano le atmosfere musicali (caratteristica che contrassegna l’intero album, così mutevole di atmosfere) ma non scenario: c’è ancora una prigione e uno strumento di morte che fanno da scenografia all’alticcia ballata di Up Jumped the Devil che trascina l’anima di Nick giù verso l’Inferno.

Il diavolo si veste da angelo per la successiva Deanna, musicalmente ispirata allo standard gospel Oh Happy Day (i Bad Seeds fonderanno assieme i due brani nell’EP Acoustic accluso alla prima tiratura di The Good Son, NdLYS) mentre viceversa è Dio a vestire i panni del castigatore sulla City of Refuge che rilegge l’omonimo spiritual di Blind Willie Johnson del 1929.

All’andatura battistiana di Slowly Goes the Night e al voyeuristico e solitario tour attorno al corpo di Alice su Watching Alice si oppone il cupo dipanarsi di Mercy con Cave gran mattatore tra voce, armonica e vibrafono e Blixa, Mick, Hugo e Kid Congo a farsi portavoce dell’implorante richiesta di pietà sputata al cielo dal loro profeta inguaiato col destino. La filastrocca di Sunday‘s Slave ha il tono sciancato di un alcolizzato che vomita il suo disgusto waitsiano su un pianoforte scordato mentre New Morning chiude il disco con la promessa di un sole che torni ad emergere dall’orizzonte tenebroso proprio subito dopo lo sfiancante murder-blues di Sugar Sugar Sugar. Prima di chiudere il sipario torna tuttavia il tormento di The Mercy Seat in una versione meno lunga e devastante e con un missaggio che mette in risalto il lavoro del terzetto di violini di Gini Ball, Audrey Riley and Chris Tombling e il funereo picchiettio del piano di Mick Harvey.

Tender Prey rappresenta il perfetto asse di equilibrio tra le due anime di Nick Cave, chiudendo idealmente il primo ciclo del percorso artistico dei Bad Seeds per annunciare quello lì da venire.

 

 

 

                                                                                    Franco “Lys” Dimauro

Tenderprey

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